Michele Dantini
NON ROTTURA. CONTROSTORIA DELL’ARTE ITALIANA DEL SECONDO NOVECENTO

La storia italiana del Novecento, sia che la consideriamo sotto aspetti politici sia sociali o militari, è intessuta di cesure e persino catastrofi.
Sono soprattutto le due metà del secolo a presentare modelli di Stato, “ideologie” dominanti e alleanze internazionali completamente mutate.
Anche se restringiamo il nostro punto di vista al periodo repubblicano, tuttavia, scorgiamo innumerevoli “rotture” di equilibri istituzionali e
sociali, interni e internazionali. La crisi del comunismo, avviata nel 1956 con il “rapporto segreto” di Chruščëv e l’invasione sovietica
dell’Ungheria, ha profonde ripercussioni in Italia, dove il PCI, il più grande partico comunista al di fuori dell’URSS, tarda a distaccarsi del
filosovietismo costitutivo. E poi: il terrorismo, il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, la crisi della Prima Repubblica. Pressoché ad ogni decennio
cambiano, in Italia, “ideologie” e dizionari. Molti, tra intellettuali, politici, giornalisti, “stilizzano” via via retrospettivamente la propria biografia
politica, per aggiornarla a ciò che sembra di volta in volta accettabile.
Tutto ciò rende difficile e affascinante l’indagine sulla storia dell’arte italiana postbellica: perché, se le opere rispondono a una memoria che
ha tempi lunghi, la critica d’arte invece, sia accademica sia “militante” o “curatoriale”, usa parole spesso dettate dalla congiuntura presente per convinzione, obbligo, conformismo etc.
Possiamo porci la domanda: che rapporto esiste, se ne esiste uno, tra discontinuità politico-istituzionali e continuità artistiche e culturali, continuità che pure intravediamo nelle opere? La storia
“evenemenziale” modella la storia dell’arte, le eredità culturali, i processi di trasmissione da artista a artista; oppure esiste uno “scarto”,
magari particolarmente avvertibile proprio nel modernismo italiano, tra storia di eserciti, partiti e governi e ciò che Warburg, con riferimento alle
immagini, chiamava Mnemosyne?
L’arte italiana postbellica, ad esempio i Tagli di Fontana o i Sacchi di Burri, non è scandita da una successione di opere convenzionalmente
“astratte” o “concettuali”, come spesso ci affrettiamo a rubricare, e come rubricano le case d’aste; ma documenti storici, situati e a loro
modo “identitari”, di una persistenza e sopravvivenza che ancora oggi stentiamo a riconoscere e narrare.
Qualcosa di simile può essere detto, oltreché di Fontana e Burri, come accennato, anche dell’Arte povera e delle sue propaggini concettuali, e non solo: persino dell’arte che si è fatta nei decenni più recenti, sino ad oggi.

Stagione: Primavera 2026
Data: 5 marzo 2026
Durata: 46 min
Lingua: italiano

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