DIZIONARIO di BREVISSIME

Le voci del dizionario sono compilate dalla nostra redazione, in progress, per ogni lezione e scelte “arbitrariamente” sulla base di ciò che riteniamo sia, non solo utile ai nostri utenti, ma incuriosente e che inviti quindi ad approfondire l’argomento in questione. Non vi è, da parte nostra, la pretesa di essere esaustivi, ma di offrire una “chiave di memoria” sulle lezioni tenute dai nostri relatori. 

A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

A:

  • Abel François Poisson  

Quando nel 1745 Madame de Pompadour divenne l’amante ufficiale di Luigi XV, chiamò alla corte il fratello più giovane, Abel François Poisson de Vandières (1727-1781), e lo nominò marchese di Marigny e di Menars”. Inoltre, il re lo nominò “Direttore generale dei Fabbricati, Arti, Giardini e Manifatture, una posizione di grande importanza che orientava il gusto estetico della corte, e che mantenne per tutta la sua vita dimostrandosi un amministratore intelligente e attivo. Nel 1749 Abel Poisson intraprese il suo “Grand Tour” che ebbe importanti ripercussioni nell’evoluzione delle arti in Francia. Nei suoi viaggi fu, infatti, accompagnato da Charles Nicolas Cochin, Jacques - Germain Soufflot e l’abate Leblanc, personaggi destinati a diventare figure chiave nella creazione del nuovo stile architettonico neoclassico (all’epoca ancora denominato à la grecque).
Enrico Colle, “Rivoluzione e ritorno all’ordine”
  • Akratos

Nell’Antica Grecia il termine akratos si riferiva ad un tipo di vino che non era diluito con acqua nei “crateri”. Era proibito bere il vino puro akratos perché più forte e inebriante. All’epoca, infatti, non si conoscevano gli effetti dell’alcol sul corpo e sulla mente e i comportamenti abnormi dovuti alla sua assunzione erano attribuiti alla punizione di Dioniso, per aver bevuto vino puro e non mescolato. 
Mario Iozzo “Ebbrezza. Dioniso, il vino e l’edera”
  • Alloro

Nel Cinquecento, nel codice simbolico delle arti la scultura fu associata al simbolo dell’alloro, in riferimento alla gloria dell'esposizione pubblica che, come illustra la dottoressa Cristina Acidini, si estendeva verso due prospettive: la glorificazione dell’artista e di chi ne è il soggetto. Un esempio tangibile di questa simbologia si trova nel sigillo dell'Accademia delle Arti del Disegno che raffigura una corona d'alloro, rappresentazione della scultura, accanto a una corona d'ulivo, simbolo della potenza pacificatrice della pittura, e una di quercia, che simboleggia la robustezza dell'architettura. La simbologia delle corone rimanda anche al mondo della letteratura, con le “tre corone fiorentine”: Dante, Petrarca e Boccaccio, tre dei più importanti poeti toscani.
Cristina Acidini, “Le colpe della scultura”
  • Amazzoni

Mitico popolo di donne guerriere governato da una regina e localizzato, secondo la versione più conosciuta della leggenda, in una città sulle coste del Mar nero, talvolta menzionata con il nome di Themiskyra. Nello Stato delle amazzoni gli uomini furono esclusi o, secondo alcune versioni del mito, ridotti in schiavitù, concepiti unicamente come strumento per garantire la continuità delle specie e resi inabili alle armi. Gli antichi collegarono il loro nome a varie etimologie e la più frequente associò questo termine all’uso di bruciare uno o ambedue i seni, per rendere più agevole l’uso dell’arco. Tuttavia, le amazzoni non vennero mai dipinte con uno o entrambi i seni mancanti nella pittura dell’antica Grecia. Le amazzonomachie (battaglie con le amazzoni) coinvolsero i tre celebri eroi greci Eracle, Teseo e Bellerofonte e le scene di questi scontri conobbero numerose traduzioni artistiche, soprattutto nelle ceramica e nelle sculture monumentali che decorarono le più importanti architetture del mondo greco. Queste rappresentazioni figurative, e nello specifico quelle riguardanti l’amazzonomachia di Teseo, ebbero un forte valore simbolico: la vittoria dei principi della civiltà greca sui barbari. Infatti, nell’immaginario dei greci, le amazzoni rappresentarono, sotto il profilo politico, sociale e antropologico, un rovesciamento del modello culturale su cui si fondò la civiltà greca: furono estranee al consorzio civile; non contrassero matrimonio; il vertice di comando della comunità fu appannaggio delle donne; gli uomini furono esonerati dall’esercizio delle attività superiori.
Mario Iozzo, “I Barbari”
  • Arengario

La zona rialzata davanti a Palazzo Vecchio viene chiamata Arengario, o Aringhiera, dalla ringhiera che fino all’Ottocento la delimitava. Da qui i signori potevano assistere alle cerimonie e agli eventi che si tenevano nella piazza. Dal Quattrocento l’Arengario venne abbellito con statue fortemente simboliche, che rappresentavano gli ideali politici della Firenze del tempo: il leone “Marzocco”, “Giuditta e Oloferne”, il “David”, “Ercole e Caco” e “Filemone e Bauci”. Oggi sono rimasti in loco solo gli originali di  “Ercole e Caco” e “Filemone e Bauci”, mentre le altre sculture sono state sostituite da copie.       
Cristina Acidini, “Le colpe della scultura”
  • Assedio di Firenze

Pochi sanno che l’Assedio di Firenze, iniziato il 14 ottobre del 1529 e condotto da Carlo V in risposta ai fiorentini che avevano cacciato i Medici dalla città, fu l’evento che diede origine al Calcio Storico Fiorentino. Fino ad allora, il calcio era una tradizione carnevalesca per Firenze. Tuttavia, proprio durante l’Assedio, il 13 febbraio 1530 in piazza Santa Croce, venne organizzata la prima vera partita di Calcio Storico, per dare l’impressione di non prendere sul serio la battaglia che incombeva fuori dalle mura della città. Da quel momento, il Calcio Storico Fiorentino ha una tradizione radicata e legata indissolubilmente alla storia di Firenze.
Riccardo Spinelli, “Donne e governo”
  • Avere le seste negli occhi

Nelle “Vite” , Giorgio Vasari attribuisce questa frase a Michelangelo, il quale l’avrebbe pronunciata in riferimento agli “architettori”, ma che potrebbe essere estesa anche agli scultori e “dipintori”.
L’espressione significa che l’artista deve avere la capacità di misurare le distanze senza l’ausilio di strumenti, ma affidandosi solamente all’occhio, quale soggetto che giudica, trasformando l’impressione in dimensione, e l’apparenza in misura certa.
Cristina Acidini, "David di Michelangelo"

C:

  • Centoventi

Nel 1959 l’architetto Ettore Sottsass progettò il design del primo calcolatore elettronico italiano, su commissione di Olivetti. In quegli anni l’elettronica e l’intelligenza artificiale erano cose ignote e spaventose, pertanto Sottsass, di fronte a l’imporsi della tecnica, decise di mantenere la misura del corpo e la familiarità dello sguardo a trattenere le dimensioni degli oggetti. Ideò quindi dei moduli che non superassero mai i 120 cm, affinché i tecnici, fisici e matematici che le usavano si potessero sempre vedere e che nessuno fosse mai isolato dalla macchina. 
Enrico Morteo, “La forma della tecnica”
  • Colonna dell’abbondanza

La Colonna dell’Abbondanza si erge in piazza della Repubblica a Firenze e segna il centro dell’antica Florentia romana, dove si incrociavano il cardo e il decumano, le principali vie della città. L’originale colonna romana fu sostituita nel 1431 da una colonna che aveva sulla propria sommità una statua di Donatello, la “Dovizia”. Nel 1721 quest’ultima venne danneggiata dalle intemperie e fu sostituita da una copia realizzata da Giovan Battista Foggini. Quella che vediamo oggi è una replica in vetroresina della statua realizzata da Mario Moschi negli anni ’50.
Cristina Acidini, “Le colpe della scultura”
  • Concorso statuario dell'amazzone ferita

Nel suo trattato “Naturalis historia”, Plinio il Vecchio scrive di un concorso imbandito dagli Ateniesi intorno al 440-437 a.C., in cui i principali scultori dell’epoca, Fidia, Policleto, Kresilas e Phradmon furono chiamati a realizzare il tipo ufficiale di “Amazzone ferita” per il santuario di Artemide ad Efeso. Quest’ultima veniva ritenuta fondata dalle amazzoni e dunque il fatto di presentare una statua raffigurante un tale soggetto nel tempio principale della città, assunse un forte potere simbolico: la vittoria della civiltà greca sulle amazzoni, mitico popolo barbarico. Le statue erano in bronzo e vincitore sarebbe uscito Policleto, dopo una votazione in cui ciascun artista si espresse, una volta, a favore di se stesso e poi dello scultore di Argo. Attraverso copie romane si può risalire realmente a tre diversi tipi di “Amazzone ferita” creati in questo periodo. Dai nomi delle repliche più conosciute essi sono designati come “Amazzone di Berlino, “Amazzone Mattei” e “ Amazzone capitolina”; in esse la critica ha identificato le sculture dei tre artisti più celebri menzionati da Plinio; enigmatica rimane l’individuazione di un quarto tipo, forse riconducibile a quello di Phradmon. Sul piano iconografico le statue si somigliano: le mitiche donne guerriere riportano una ferita al seno destro, lasciato scoperto da un breve chitone.
Mario Iozzo, “I barbari”
  • Corpo dell’arte

I materiali che compongono l’opera, compresi i supporti di tela o legno delle pitture, ne condizionano l’aspetto finale. Secondo De Marchi, l’aver ignorato, per secoli, da parte della critica questi elementi intrinsechi alle opere stesse, ha creato un ostacolo alla loro comprensione.
Andrea G. De Marchi, “Arte: spirito senza corpo”
  • Corso di tessitura della Bauhaus

I corsi della Bauhaus, il cui obiettivo era quello di formare professionisti del progetto che fossero capaci di sintetizzare creazione artistica e qualità artigianale con la produzione industriale di massa, avevano in quello di tessitura il maggior successo commerciale.                                                            
Gli insegnamenti di questo corso seguivano le stesse visioni di quello dedicato alla pittura, le quali, in particolare durante la direzione di Vasilij Kandinskij e Paul Klee, erano indirizzate verso una ricerca sulla natura del colore, il suo rapporto con la luce e il suo ventaglio di utilizzo, allontanandosi dalle norme dell’arte figurativa e sconvolgendo il contesto artistico dell’epoca. Al pari della pittura, nei tessuti creati al Bauhaus il colore trovava una schematizzazione essenziale e una regola espressa in forme geometriche pure, con l’intento di creare nuove prospettive.
Enrico Morteo, “Volumi di luce

D:

  • Damnatio memoriae

Condanna che si decretava nella Roma antica, in casi gravissimi, per effetto della quale veniva cancellato ogni ricordo (ritratti, iscrizioni) dei personaggi colpiti da tale decreto, come nel caso di Maria de’ Medici, Regina di Francia.
La vita di Maria terminò tra emarginazione e prigionia, prima fuori dalla corte, poi esiliata anche dalla Francia grazie al cardinale Richelieu che, ottenuta la porpora cardinalizia, le voltò definitivamente le spalle. Maria, esiliata, morì a Colonia nel 1642 subendo nei secoli una damnatio memoriae, come è accaduto a molte donne dellasua dinastia.
Riccardo Spinelli “ Donne e governo”
  • Dietrofront

Realizzata nel 1984 in occasione della mostra di Michelangelo Pistoletto presso il Forte Belvedere, la scultura “Dietrofront” fu donata alla città di Firenze dall’artista piemontese nel 2000 e venne collocata nel piazzale di Porta Romana. “Dietrofront” si compone di due figure femminili: la prima, di dimensioni più grandi e in posizione eretta, guarda avanti e si dirige verso sud, mentre l’altra, disposta orizzontalmente sul suo capo, si protende in direzione opposta, verso il centro della città. Le posizioni delle due figure simboleggiano le direzioni prese da Firenze nei secoli: l’apertura verso il mondo e lo sguardo verso il passato.
Cristina Acidini, “Le colpe della scultura”

E:

  • Eclisse

La lampada “Eclisse” è un’iconica lampada da tavolo progettata da Vico Magistretti e prodotta da Artemide, che vinse il compasso d’Oro nel 1967. Il suo design elegante comprende due semisfere sovrapposte che possono essere ruotate per regolare l’illuminazione, permettendo di spegnere o regolare l’intensità luminosa. Sembra che l’ispirazione sia venuta a Magistretti mentre si trovava in metropolitana, pensando alla lampada di Jean Valjean descritta nel romanzo “I Miserabili” di Victor Hugo. Questa lampada è diventata celebre per la sua semplicità ed è ancora oggi un’icona del design italiano, apprezzata per la sua estetica e funzionalità. 
Enrico Morteo, “Umanissimo infinito”
  • Epurazione delle statue

L’epurazione delle statue è un’operazione che prevede la rimozione o la distruzione di sculture da parte della popolazione o delle autorità, quando ritenute elementi sgraditi e inappropriati.Un esempio di epurazione delle statue in età contemporanea riportato dalla dottoressa Acidini è rappresentato dai leoni di San Marco a Venezia, oggetto di questa pratica a più riprese nel corso della storia: sia nel 1509 che in tempi più recenti, dopo entrambe le guerre mondiali, nel tentativo di cancellare il simbolo di Venezia dalle città dell’ Ex-Jugoslavia che erano state precedentemente sottoposte al dominio della Repubblica Serenissima. In risposta a queste azioni di epurazione, in alcuni casi vengono eseguite copie di statue originariamente distrutte o abbattute, come nel caso del monumento a Felix Dzerzhinsky a Mosca, “Iron Felix”, demolito nel 1991 dopo il crollo dell’Urss e successivamente ricreato in copia più piccola per preservarne la memoria. 
Cristina Acidini, “Le colpe della scultura”

F:

  • Falò delle vanità

Il “Falò delle Vanità” è stato un evento storico durante il Carnevale del 1497 a Firenze, guidato dal predicatore domenicano Girolamo Savonarola. Durante il Carnevale, solitamente caratterizzato da festeggiamenti lussuosi e sfrenati, Savonarola e i suoi seguaci promossero una campagna morale e religiosa per porre fine a pratiche considerate peccaminose. Raccolsero oggetti di soggetto pagano e li bruciarono in una piramide per purificare la città dal lusso e dalla corruzione morale e invitare le persone a seguire uno stile di vita più umile.
Luca Scarlini, “Bartolomeo della gatta”
  • Flabello

Il flabello, o flabella - dal latino flabellum - era un grande ventaglio cerimoniale che poteva essere di diversi materiali: dal bronzo etrusco alle piume di pavone dei reali d’oriente. Il termine greco deriva dal diminutivo di flabrum che significa “soffio di vento”.
Mario Iozzo “Vivi e morti”
  • Frombola

La Frombola, o Romba, è l’antenato della moderna fionda e si compone di due pezzi di corda o di due cinghie di tessuto o cuoio collegate alle estremità di un pezzo di cuoio concavo - la borsa - entro la quale deporre il proiettile.Una estremità termina con un anello in cui infilare il dito ( o in casi più rari il polso), mentre l’altra viene stretta dal pollice contro il pugno.L’utilizzo della frombola è testimoniato fin dai tempi dei Sumeri e nel corso del tempo le sue tecniche di utilizzo vennero perfezionate, soprattutto per quanto riguarda i proiettili: i sassi e le pietre recuperabili nei campi di battaglia, furono sostituiti dalle ghiande-missili in terracotta o piombo, le quali erano oggetto di incisioni o rilievi con frasi e simboli significativi, tra cui, in epoca repubblicana romana, la saetta come allusione alla folgore di Giove.Nel Vecchio Testamento viene citato l’utilizzo di questo strumento da parte di David per scagliare le due pietre contro Golia.
Cristina Acidini, "Il David di Michelangelo"
  • Fufluna

Il termine Fufluna proviene da Fufluns, una divinità etrusca corrispondente al Dioniso del mondo greco e al Libero degli Italici e dei Romani. Pupluna era il nome antico della città etrusca di Populonia, fondata alle pendici del promontorio di Piombino e del Golfo di Baratti, dove oggi si estende l’omonimo parco archeologico. Si pensa che il nome Pupluna derivasse da quello del dio Fufluns a cui si crede che la popolazione locale fosse devota.
Mario Iozzo “Vivi e morti” 
  • Fuga di Clelia

La “Fuga di Clelia” dipinto da Francesco Rustici (databile intorno al 1623) su commissione di Maria Maddalena d’Austria, oggi in Palazzo Panciatichi a Firenze, fu inizialmente collocata in una sala della Villa medicea del Poggio Imperiale. Maria Maddalena d’Austria voleva infatti raffigurare le gesta di regine e imperatrici, sante e martiri, eroine bibliche e donne celebri, per rimarcare tanto la legittimità della sua reggenza per il figlio Ferdinando di Cosimo de’ Medici, quanto le capacità di governo di una donna. La “Fuga” proprio a seguito del progetto artistico della granduchessa, venne apposta a completamento della decorazione parietale nella “sala dell’Udienza” - la più importante sala dell’appartamento della reggente del Granducato.
Riccardo Spinelli “Donne e governo”
  • (la) Fuga di Piero il Fatuo 

L’8 novembre 1494, dopo la cessione da parte di Piero de’ Medici della fortezza di Sarzana al re Carlo VIII, scoppiò una rivolta a Firenze. Il partito anti-mediceo e i sostenitori di Savonarola, liberatisi dal carismatico padre di Piero, Lorenzo il Magnifico, saccheggiarono il Palazzo Medici di via Larga, prelevando la “Giuditta e Oloferne” come trofeo di guerra e portandola davanti al portale principale di Palazzo Vecchio. Ecco quindi che la statua di Donatello, inaugurata l’anno domini 1464 nel momento di passaggio di consegne da Cosimo il Vecchio a Piero il Gottoso, passò da essere simbolo della gloria dei Medici a rappresentare il secondo esilio della famiglia, causato dall’omonimo nipote significativamente soprannominato “il Fatuo”.
Cristina Acidini, “Le colpe della scultura”

G:

  • (le) Galere di Santo Stefano
Si chiamano così perché le galere, che formavano la flotta del Granducato di Toscana, erano organizzate intorno all’ordine di Santo Stefano, creato appositamente per fronteggiare la lotta navale contro i Turchi.
Le origini della marina risalgono ai tempi di Cosimo I, che riprese il progetto di una marina da guerra creando una squadra di galee che vennero costruite nell’Arsenale di Pisa, anche grazie ai maestri d’ascia genovesi. Le ingenti somme di denaro che avrebbe richiesto la costruzione della flotta però portarono Cosimo a cedere l’appalto prima al Principe di Piombino, Iacopo VI Appiani, poi a Marco Centurione. Dopo la fine del suo appalto, Cosimo I ebbe l’idea di ispirarsi all’esperienza dell’Ordine Ospitaliero di San Giovanni di Gerusalemme, decidendo di affidare la flotta a un ordine cavalleresco. Così nacque l’Ordine di Santo Stefano. La principale ragione d’essere della flotta toscana era la lotta contro gli infedeli, sia attraverso operazioni militari contro i corsari turco-barbareschi, sia attraverso azioni predatrici contro il naviglio mercantile della Porta e delle Reggenze nordafricane. In entrambi i casi, il bottino consisteva non solo di navi e merci, ma anche di esseri umani. Gli equipaggi e i passeggeri di religione musulmana venivano fatti schiavi e cooptati nelle ciurme.
Sebbene quindi siamo soliti immaginare le battaglie navali dell’antichità come terreno dei popoli d’Oriente, la realtà è che anche nel nostro mediterraneo, davanti alle coste Toscane, le vere protagoniste del mare furono le Galere di Santo Stefano.
Riccardo Spinelli “Donne e governo” 
  • Ganosis
Indica la pratica teorizzata da Prassitele nel IV secolo a.C. per rendere più lucente la scultura. Dopo aver levigato la superficie delle statue con polvere di marmo, lo scultore ateniese stendeva sulle parti simulanti l’incarnato una patina di olio e cera, così da ravvivarne la cromia e donare un tono caldo e lucido. Diversamente, su altre parti come capelli, suole delle calzature, pelle animale o bastoni, lasciava la superficie del marmo più scabra, al fine di ottenere un diverso effetto materico.
Mario Iozzo, " Monumentale"
  • Giocondo Albertolli

Giocondo Albertolli (1742-1839) è considerato uno dei fondatori del neoclassicismo in Italia ed è stato attivo dalla metà del ‘700 fino ai primi dell’800. Ha lasciato un’impronta significativa nell’ambito dell’architettura e della decorazione ed è stato uno degli artisti di maggior rilievo che contribuirono a rendere Milano la cittadella dell’arte neoclassica. Tra i suoi progetti più celebri, si annoverano le decorazioni del Palazzo Reale di Milano e la villa di Monza. Albertolli ha anche istituito la Scuola d’Ornato, dove venivano insegnate le nuove regole dell’ornamento ed ha pubblicato opere destinate a giovani studiosi e appassionati delle belle arti. 
Enrico Colle, “Rivoluzione e ritorno all’ordine”
  • Giulio Natta

Giulio Natta (1903 - 1979) è stato un rinomato chimico italiano insignito nel 1963 insieme a Karl Ziegler del Premio Nobel per il loro lavoro nella chimica dei polimeri e sviluppo del processo di polimerizzazione “Ziegler-Natta”. Questo processo ha permesso di sintetizzare la molecola plastica “polipropilene isotattico”, meglio nota come Moplen, che ha rivoluzionato l’industria dei polimeri consentendo la produzione di materiali plastici di alta qualità con controllo preciso sulla loro struttura molecolare e sulle proprietà risultanti. Il suo notevole impatto si riflette ancora oggi in numerose applicazioni industriali. 
Enrico Morteo, “Umanissimo infinito”
  • Gradina

È uno strumento in acciaio a forma di scalpello a più denti, che possono essere piatti o a punta.La gradina è utilizzata per lavorare la pietra e nello specifico è uno degli strumenti più adoperati dagli scultori: in principio viene impiegata una gradina con denti più larghi per abbozzare le forme, proseguendo poi con denti progressivamente più sottili per elaborarle.Il risultato ottenuto prende il nome di “gradinatura” e dona alla pietra un effetto di ruvidezza che viene superato dagli scalpelli. Può capitare che gli scultori decidano di lasciare la pietra allo stato della “gradinatura”, al fine di rendere una sensazione materica specifica per alcune parti delle sculture: nella fionda che tiene sulla spalla il David, ad esempio, Michelangelo lavora solo di gradina per lasciare la superficie più ruvida rispetto a quella del volto, così da rendere l’effetto del cuoio della frombola.
Cristina Acidini, "Il David di Michelangelo"
  • Guardaroba

La Guardaroba nelle corti dei palazzi era un elemento essenziale per conservare oggetti come abiti di lusso, tessuti pregiati, oggetti d’arte e cristalli utilizzati durante feste e occasioni speciali. A Firenze nel 1536, con l’ascesa di Cosimo I al potere e il trasferimento della famiglia Medici al Palazzo della Signoria, fu istituita la prima Guardaroba. Questo ambiente, inizialmente situato nella Sala delle Carte Geografiche del palazzo, era dedicato a regolare e organizzare la vita della corte e  presentava diversi spazi dedicati alla conservazione degli oggetti, una pratica che rimase in voga fino all’epoca dei Lorena nell’ Ottocento. Nel XVII secolo, i Medici crearono un regolamento specifico per la Guardaroba, stabilendo procedure per il suo funzionamento e per il personale di corte. Questo regolamento diventò un modello seguito anche da Luigi XIV, evidenziando l’influenza e la rilevanza del sistema fiorentino nella gestione delle collezioni per le occasioni di rappresentanza.
Enrico Colle, “Conviti e banchetti”
  • Guida Baedeker

La “Guida Baedeker”, conosciuta anche come “Baedeker Guide”, era una serie di guide turistiche pubblicate dall’editore tedesco Karl Baedeker a partire dal XIX secolo. Queste guide fornivano informazioni dettagliate su varie destinazioni turistiche in Europa e nel mondo. Erano popolari tra i viaggiatori dell’epoca e fornivano descrizioni di luoghi di interesse, monumenti, alberghi e altre informazioni utili per i viaggiatori. Sembra che proprio da questo documento Hitler abbia compreso il valore artistico-culturale di Ponte Vecchio e abbia deciso che non sarebbe dovuto saltare in aria durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale su Firenze.   
Luca Scarlini, “Bartolomeo della gatta”

H:

  • Hagakure

Hagakure, noto anche come “Il codice segreto del samurai”, è un libro scritto dallo studioso Yamamoto Tsunetomo nel XVIII secolo in Giappone. Esso offre una raccolta di aforismi e riflessioni sulla vita e sulla filosofia samurai. Secondo i principi di questo codice, la sconfitta  in sé non dovrebbe essere considerata una vergogna o un problema, ma piuttosto un segno di non essere allineati con il flusso degli eventi o con il loro “ritmo generale”, poiché un samurai non deve essere attaccato all’esito delle sue azioni, ma piuttosto accettare ciò che accade con calma e dignità.
Luca Scarlini, “Bartolomeo della gatta”

I:

  • Iconoclastia

Dottrina che nega il culto religioso e l’uso delle immagini sacre.
Nel mondo cristiano, il primo importante movimento iconoclasta fu quello promosso nel 726 dall’imperatore bizantino Leone III, con l’obiettivo di eliminare l’accusa di idolatria che i musulmani rivolsero ai cristiani e dall’altra parte per limitare il potere dei monaci e dei monasteri, dove i fedeli si recavano per venerare, talvolta anche fanaticamente, delle immagini sacre. La dottrina iconoclasta fu promossa dai successori di Leone III, fino ad arrivare all’imperatrice Irene, che si rivolse al papa Adriano I per chiedere la convocazione di un concilio. Il concilio di Nicea del 787 definì l’ortodossia sulle immagini, ma fu solamente con l’impero di Teodora e la deposizione del patriarca iconoclasta Giovanni I (843), che si attuò l’ortodossia.
L’iconoclastia bizantina fu la causa di uno dei più grandi fenomeni di distruzione di opere d’arte: secondo alcune fonti le immagini sacre vennero sostituite da scene di caccia, di battaglia, di circo e di paesaggi abitati da animali; altre fonti riferiscono invece che la sostituzione avvenne in favore di raffigurazioni di carattere simbolico, primariamente la croce, come nell’abside della chiesa di Santa Irene a Istanbul.
La dottrina iconoclasta ritornò con forza nel mondo cristiano con la Controriforma, soprattutto nei suoi esponenti più estremi.
Andrea G. De marchi, “Il divorzio tra pittura e scultura”
  • Introduzione al discesismo 

“Introduzione al discesismo” è un trattato del 1950 di Carlo Mollino, eclettico architetto e sperimentatore di numerosi campi artistici nonché sportivo appassionato di montagna. Si tratta di un’analisi attenta della tecnica e dello stile di discesa agonistica e dello slalom compresa di foto, schemi e disegni completamente prodotti da Mollino, così come la pubblicazione stessa del libro. 
Enrico Morteo, “La forma della tecnica”

K:

  • Kanon
Nell’arte il termine kanon indica il canone di bellezza teorizzato dallo scultore Policleto di Argo nel V secolo a.C., che trova la sua traduzione letteraria e figurativa in un trattato e in una statua, entrambi intitolati Canone. Policleto elabora il canone sulla base del concetto fondamentale secondo cui il bello (to kallos) nasce dalla symmetria e dunque si orienta verso un sistema che mette in relazione proporzionale due o più grandezze fra loro. Il testo del trattato policleteo non ci è pervenuto, ma grazie ad altre fonti antiche si ritiene che lo scultore abbia perseguito la symmetria partendo dalla falange del mignolo, la più piccola parte del corpo, mentre tutte le altre parti costituiscono multipli e sottomultipli di quella unità, creando un’armonia priva di ogni elemento sproporzionato.
Mario Iozzo, "Monumentale"
  • Klìne
A partire dagli antichi Greci, il termine klìne indica il lettino utilizzato durante il “simposio” o il suo corrispettivo romano, il “convivium”, che spesso si teneva nel “triclinium”, la sala da pranzo delle abitazioni signorili romane, così chiamata per la presenza di 3 klìne.La sua forma ha ispirato una tipologia di sarcofagi, definiti “a klìne”, dove il coperchio presenta il defunto o i defunti, spesso una coppia, adagiati su questo antico lettino mentre consumano cibi o bevande, o sembrano semplicemente addormentati. Uno dei più noti e ben conservati esempi in Italia di sarcofago a klìne, risale al II sec d.C. e si trova a Melfi (Museo archeologico nazionale).
Anna Anguissola, "I Mangiacarne"
  • Kòmos
Corteo di persone se ne andava “avvinazzata” dopo la fine del simposio e si dirigeva ad un altro simposio o a casa. Durante il kòmos post-simposio, le persone si immergevano in un’atmosfera festosa e giocosa, con canti, danze e spettacoli. Era caratterizzato da una maggiore libertà e spensieratezza, dove le regole sociali potevano essere temporaneamente allentate.
Lungo il tragitto i partecipanti, infatti, erano accompagnati dalla “commedia”, ovvero scherzi che hanno poi dato origine alla commedia odierna
Mario Iozzo “Ebbrezza. Dioniso, il vino e l’edera”
  • Koùroi e Kòrai
Dal greco koùros (fanciullo) e kòre (fanciulla), sono una tipologia di statue greche poste come dediche nei santuari e sulle tombe delle famiglie aristocratiche. La nascita dei koùroi e delle kòrai coincide con la scoperta delle grandi cave di Naxos e di Paros, alla fine del VII secolo a.C., e la loro produzione prosegue lungo un ampio arco temporale fino al V secolo a.C.. Queste figure, di un’altezza fino ad allora inconcepibile nella statuaria greca, e chiaramente influenzate dagli egizi, rappresentavano giovani di famiglie aristocratiche ed erano arricchite da decorazioni di vario genere, come diademi e corone di fiammelle. Inoltre, il loro originale effetto cromatico era decisamente diverso da quello odierno: la policromia, oggi perduta, era ottenuta con la pittura di molte parti del corpo, come gli occhi e le sopracciglia. Le statue venivano inoltre adornate con parrucche bionde in virtù del canone di bellezza ideale delle popolazioni del Mediterraneo, il cui grado massimo era costituito dalla capigliatura bionda.
Mario Iozzo, "Monumentale"
  • Kuttrolf 

Il kuttrolf era un affascinante versatoio del XVI e XVII secolo, caratterizzato da un collo composto da canne intrecciate e una bocca piegata che permetteva di versare liquidi in modo elegante e controllato. Tuttavia, ciò che rendeva questo versatoio veramente unico era il suo effetto musicale: mentre il liquido fluiva attraverso le canne, produceva piacevoli melodie che allietavano i partecipanti delle mense e delle tavolate. La magia di questa innovazione divenne così popolare che persino a Firenze, nel 1604, venne realizzata una Bichierografia da Giovanni Maggi. Oggi, i kuttrolf originali sono considerati pezzi rari e preziosi per i collezionisti di antiquariato e gli appassionati di storia dell’arte.
Enrico Colle, “Conviti e banchetti”

L:

  • Lampada ad arco, AEG
Fu disegnata per la A.E.G. da Peter Beherens, primo industrial designer della storia, che progettò una gamma di prodotti capace di cambiare il paradigma della produzione industriale.
Prima di Beherens, il vertice estetico del punto luce era il lampadario e nella sua decorazione si misuravano le abilità dell’artigiano; principio che inizialmente venne confermato anche con l’introduzione della luce elettrica, che comportò solamente la sostituzione delle candele con le lampadine.
Con le sue invenzioni, di cui la lampada ad arco è una delle più celebri, l’industrial designer tedesco presenta sul mercato una nuova visione estetica, in cui la forma non è più soggetta esclusivamente al dominio dell’aspetto decorativo, ma presenta una sintesi tra questo e una nuova serie di nuovi elementi che corrispondono, invece, ad un linguaggio di tipo tecnico-funzionale.
Enrico Morteo, “Volumi di luce”
  • Lampada Emeralite
Progettata nel 1909 da Harrison D. McFaddin, la lampada venne prodotta, sotto il marchio Emeralite, con un corpo in ottone e un paralume in vetro traslucido di color verde smeraldo fuori e bianco dentro, da cui nasce, contemporaneamente, un punto luce chiaro per lavorare e una luce soffusa colorata che si smorza intorno.La produzione si sviluppò in diverse serie che lasciarono immutata l’idea compositiva, apportando comunque delle modifiche, come l’aumento delle dimensioni e l’introduzione di snodi e giunti regolabili, che allargarono le capacità di utilizzo della lampada.Oltre al lato tecnico-strumentale, ciò che concorre a rendere questa lampada una delle più vendute e iconiche al mondo, è l’eleganza stilistica e l’atmosfera creata dalla sua presenza; un insieme che ha conquistato le scrivanie di grandi autorità, da cui i soprannomi “lampada ministeriale” o “ lampada Churchill”, in onore del celebre politico britannico che illuminò la sua scrivania con questa lampada.
Enrico Morteo, “Scolpire il buio”
  • Lampada Fortuny Moda di Mariano Fortuny y Madrazo
Progettata dall’artista eclettico Mariano Fortuny y Madrazo come soluzione per uno strumento capace di indirizzare una luce riflessa e morbida verso un soggetto in un ambiente chiuso.
Dalla lampada nacque un nuovo sistema dell’illuministica dei palcoscenici, che dopo il suo esordio nel 1906 al teatro della contessa Béarn a Parigi, si diffuse in molti altri teatri europei.
A partire dalla base, la Fortuny viene concepita attraverso una sintesi delle conoscenze che Mariano aveva nelle diverse arti da lui praticate, come ad esempio la fotografia, che influenzò nel disegno la piantana a treppiede della lampada, con la gamba centrale regolabile. Su questa si innesta una struttura ad arco, orientabile, che funge da supporto per il paralume ombrelliforme rivestito nella struttura da un telo in cotone; l’innovazione si concretizzò nell’ inversione del tradizionale paralume, rendendolo ribaltabile.
Enrico Morteo, “Scolpire il buio”
  • Lampada Tizio di Richard Sapper
Nata durante una chiacchierata tra l’inventore di Artemide, Ernesto Gismondi e Richard Sapper, come soluzione per una lampada che sia capace di illuminare precisamente l’area di lavoro, che sia regolabile e infine basata su un sistema più affidabile nel tempo rispetto ai giunti, soggetti a consumo.
Nel 1972 entrò in produzione l’iconica lampada Tizio, con il generatore alla base che da stabilità alla struttura e porta la corrente ad una bassa intensità, 12 volt, evitando la folgorazione in caso di contatto; questo permise di non ricorrere all’utilizzo di ingombranti cavi, giocando tutto su due bracci leggeri tenuti in equilibrio da contrappesi.
La lampada si compone infine di una testa molto piccola, grazie all’utilizzo di una lampadina alogena a bassa tensione; dal 2005, questa è stata sostituita con la lampadina a LED. Il nome "Tizio" nacque dalla fantasia di Ernesto Gismondi, che vedendo il talento di Sapper immaginò un’ estensione di gamma con prodotti che si sarebbero dovuti significativamente chiamare “Caio” e “Sempronio”.

Enrico Morteo, “Scolpire il buio”
  • Lampade Taraxacum e Viscontea di Achille e Pier Giacomo Castiglioni
Disegnate dai fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni nel 1960, le lampade sfruttano le caratteristiche del cocoon: una fibra sintetica utilizzata dalle forze armate degli Stati Uniti per preservare gli armamenti. Il processo di creazione è il medesimo per entrambe le lampade e parte con la costruzione di un’esile struttura di tondino metallico, su cui viene spruzzato il polimero plastico, che, aderendo solamente nei punti più sporgenti, va a costituire la superficie tesa del diffusore.Taraxacum e Viscontea, la cui differenza risiede quindi nella diversa forma della struttura interna, non furono però i primi esempi di lampade realizzate col cocoon: negli anni precedenti, infatti, George Nelson e Isamu Noguchi avevano sperimentato l’utilizzo di questa fibra sintetica nel campo dell’illuminotecnica, rimanendo impressionati per le prospettive dalle sue capacità.
Enrico Morteo, “Scolpire il buio”
  • Legge livornina
Decreto legislativo emanato nel 1591 dal Granduca Ferdinando I de’ Medici, sovrano di Toscana, riguardante la città di Livorno, importante porto e centro commerciale dell’epoca. Questa legge era nota anche come “Legge per la fondazione e il governo del porto di Livorno” e aveva lo scopo di promuovere lo sviluppo e la prosperità della città portuale. Essa offriva una serie di privilegi e vantaggi ( come tolleranza religiosa, libertà di commercio, privilegi fiscali e sviluppo urbano) per incoraggiare mercanti, imprenditori e persone provenienti da diverse parti del mondo a stabilirsi a Livorno e a utilizzare il porto come centro di scambio commerciale. Questa legge è vista come un esempio di tolleranza e apertura in un periodo storico in cui erano comuni la persecuzione religiosa e le restrizioni commerciali. La sua eredità è ancora presente nella storia e nell’identità di Livorno come una città cosmopolita e aperta al mondo.
Riccardo Spinelli , “Donne e governo”
  • Les plaisirs de l’ile enchantée

Les Plaisirs de l’île enchantée (“I piaceri dell’isola incantata”) fu un sontuoso spettacolo di corte tenutosi a Versailles nel 1664, organizzato da Luigi XIV per celebrare il completamento delle prime fasi delle opere di ampliamento del Palazzo di Versailles. La festa fu frutto della commistione operata da Molière tra le sue stesse opere, “L’Orlando furioso” e “La Gerusalemme liberata”, data per presentare a corte la giovane e talentuosa attrice Madeleine Béjart, nota anche come Mademoiselle de Lye. Le musiche furono orchestrate da Jean-Baptiste Lully, maestro della musica di camera alla corte. La festa durò cinque giorni e fu espressione del lusso e dell'opulenza della corte di Luigi XIV rafforzando il prestigio di Versailles come centro del potere politico e culturale della Francia sotto il suo regno. Fu uno delle celebrazioni più iconiche dell'epoca del Re Sole.
Enrico Colle, “Conviti e banchetti”
  • Lucertole del Bernini

Nel “Baldacchino” della Basilica di S. Pietro, commissionato da papa Urbano VIII nel 1624, Gian Lorenzo Bernini inserisce sulle colonne 3 lucertole.
Questo animale, nella simbologia cristiana, incarna l’immagine della Resurrezione, in virtù del suo mutamento di pelle e della sua capacità di rigenerare la coda.
Anche la posizione delle lucertole nel “Baldacchino” ha un preciso significato: quella orientata verso il sole, rappresenta la contemplazione di Dio; la seconda tiene in bocca uno scorpione, la cui coda viene descritta nell’Apocalisse come uno strumento per infliggere sofferenza agli uomini; l’ultima si trova vicino al crocifisso e alle 3 medaglie raffiguranti San Paolo, San Pietro e la Porta del Giubileo.
Ad oggi non è chiara la tecnica impiegata dal Bernini per la realizzazione di queste lucertole: all’ipotesi che si tratti di calchi dal vero, fa da contraltare quella secondo cui gli animali furono inseriti direttamente nella colata di bronzo.
È anche attraverso questi dettagli, carichi di significati religiosi, che Bernini ottempera al ruolo a cui sono chiamati dalla Chiesa gli artisti barocchi: sbalordire e meravigliare l’osservatore, coinvolgendolo emotivamente e spiritualmente, per allontanarlo dai movimenti anti-ortodossi della Controriforma.
Andrea G. De marchi, “Il divorzio tra pittura e scultura”

M:

  • Madame de Pompadour  

Jeanne - Antoinette Poisson, marchesa di Pompadour (1721-1764), fu l’amante ufficiale di Luigi XV dal 1745 e rimase in carica anche quando il re non la frequentò più. Ebbe una notevole influenza su arti, moda, musica e teatro dettando lo stile della prima metà del XVIII secolo e fu sostenitrice delle idee illuministe, proteggendo Voltaire e Diderot e favorendo la pubblicazione dell Encyclopédie. 
Enrico Colle, “Rivoluzione e ritorno all’ordine”

O:

  • Ocra rossa
È un minerale terroso che troviamo in tutte le sepolture preistoriche, dal colore rosso intenso, metafora del sangue e della reincarnazione del defunto. Nelle tombe l’ocra rossa veniva cosparsa tra il corpo, con il suo corredo, e la terra sovrastante: un gesto sacro di distinzione del defunto dalla dimensione della vita terrena a quella della morte. Questo velo simbolico aveva il compito di impedire al defunto di ritornare in vita. A causa di tale pratica magico-religiosa, la maggior parte delle tombe risalenti alla preistoria si rivelano oggi con il colore caratteristico dell’ocra rossa, che connota sia il corredo del defunto che le sue ossa.
Mario Iozzo, "Monumentale"
  • Oinochoe
La oinochoe nell’antica Grecia era la brocca che veniva usata per versare il vino nelle tazze. Le sue caratteristiche erano la struttura monoansata, il corpo ovoidale e un’altezza che variava tra i 20 e i 40 centimetri. In realtà la oinochoe era più di una semplice brocca: si tratta di un vaso estremamente diffuso che nel tempo ha assunto varie forme (Beazley ne ha identificate circa dieci diverse tipologie) a dimostrazione che la tipica forma ovoidale ne fece riscuotere un ampio successo nel contesto della produzione ceramica della Grecia antica.
Grazie ad alcune iconografie riportate su altre forme vascolari, sappiamo che il principale utilizzo delle oinochoe era riservato ai riti del Simposio e del kòmos.
Mario Iozzo, “Vivi e morti”

P:

  • Palazzo Baroncelli
Prima di diventare la dimora Imperiale abitata dalle nobili famiglie fiorentine, la villa in cima al viale che collega Porta Romana alla zona di Arcetri si chiamava Palazzo Baroncelli. L’omonima famiglia aveva fatto costruire l’edificio nel 1427 - la “casa da signore” - insieme a sue case da lavoratore, come si conveniva alle residenze signorili rurali nel 1400. Dopo vari proprietari, passò a Maria Maddalena d’Austria che ne fece ampliare gli ambienti e, a rimarcare la sua discendenza, la fece ribattezzare in Villa del Poggio Imperiale, dedicandola a tutte le future granduchesse di Toscana.
Riccardo Spinelli “Donne e governo”
  • (la) Piagnona
Nella sala del Capitolo del convento di San Marco è custodita la campana che suonò l’allarme quando i fiorentini si riversarono al monastero per prelevare Savonarola, condannato per eresia. La campana, chiamata la “Piagnona” a causa del soprannome dato ai seguaci del frate, fu smontata e portata in processione, ma da quel momento non risuonò mai più.
Riccardo Spinelli “Il Committente invadente”
  • “Piantare in Naxos”
Il modo di dire “piantare in asso” si riferisce all’azione di abbandonare qualcuno o qualcosa in modo improvviso e senza preavviso, lasciando la persona o l’oggetto in una situazione difficile o scomoda.
Una delle possibili origini di questo modo di dire è la storia di Arianna e Teseo, dell’antica mitologia greca.
Arianna, figlia del re Minosse di Creta, si innamorò di Teseo, eroe ateniese, e lo aiutò fornendogli un filo magico che gli permettesse di trovare l’uscita dal labirinto dopo aver sconfitto il Minotauro. Teseo seguì il consiglio di Arianna, sconfisse la bestia, fuggendo con lei dall’isola di Creta. Tuttavia, durante il viaggio di ritorno ad Atene, Teseo la sedusse e abbandonò sull’isola di Naxos o Nasso, senza una spiegazione o un motivo apparente. Da qui l’origine, discussa e non ancora unanimamente determinata, del termine “piantare in asso”.
Mario Iozzo “Ebbrezza. Dioniso, il vino e l’edera”
  • Protome
Elemento decorativo in rilievo, inciso o dipinto, costituito da una testa, a volte anche con parte del busto, di una figura animale, umana o fantastica.La protome conobbe la sua più grande diffusione con l’arte antica, in particolare nella sua configurazione di testa leonina, che andò ad ornare molte casse dei sarcofagi.Oltre che in scultura, se ne hanno esempi in lavori di terracotta, di metallo e infine in architettura, come nella loggia del Palazzo Ducale di Venezia.
Anna Anguissola, "I Mangiacarne"
  • Protreptikos
Protreptikos o “Esortazione ai greci” è un componimento di Clemente Alessandrino, padre della Chiesa, teologo e filosofo cristiano del II secolo d.C., dove difende il Cristianesimo dai pagani. L’opera è, infatti, indirizzata ai greci pagani e ha lo scopo di esortarli ad abbandonare la loro religione politeistica e ad abbracciare la fede cristiana.
Clemente qui cerca di dimostrare la superiorità della dottrina cristiana rispetto alla filosofia e alle religioni pagane dell’epoca.
Mario Iozzo “Ebbrezza. Dioniso, il vino e l’edera”

R:

  • Reggente del Granducato di Toscana
Maria Maddalena d’Austria (1589 - 1631) alla morte del marito venne proclamata reggente del Granducato di Toscana e tutrice dei figli, insieme alla suocera e a un Consiglio, fino al raggiungimento della maggiore età del primogenito Ferdinando. Il periodo di reggenza si caratterizza come l’inizio della parabola discendente del governo mediceo, della cui decadenza Maria Maddalena ebbe un’influenza non da poco.
Riccardo Spinelli “Donne e governo”
  • Rintelatura 

La rintelatura, nota anche come foderatura, è una procedura di restauro comunemente eseguita su dipinti su tela. Questa operazione mira a stabilizzare la tela di un dipinto mediante l’applicazione di una nuova tela utilizzando materiali adesivi specifici. I metodi impiegati variano in base alla composizione dei diversi strati del dipinto, compresi la tela, la preparazione e il colore, ma sono progettati per preservare le caratteristiche superficiali come le pennellate in rilievo e gli effetti dovuti all’invecchiamento naturale dell’opera, come le piccole crepe (craquelure). I metodi più comuni di rintelatura includono l’uso di paste a base di cera-resina o materiali sintetici.
Andrea G. De Marchi, “Arte: spirito senza corpo”
  • Rocaille

Con il nome rocaille a partire dagli inizi del Seicento in Francia, e successivamente nel resto d’Europa, si indica un tipo di decorazione dei giardini caratterizzato da forme intricate e sinuose ispirate al mondo minerale, vegetale e animale. L’etimologia della parola francese “rocaille”, infatti, può essere ricondotta alla radice “roc” che significa “roccia” e che fa riferimento all’imitazione di grotte, conchiglie e pietre tipica di questo stile. Dal Settecento in poi questo genere decorativo si è diffuso anche nell’arredamento diventando parte integrante del Rococò. 
Enrico Colle, “Rivoluzione e ritorno all’ordine”
  • Rococò

Il rococò è uno stile decorativo che si afferma in Europa nella prima metà del Settecento con l’ascesa di Luigi XV al trono di Francia. Rappresenta una fase evolutiva del sontuoso Barocco, che aveva dominato l’opulenta decorazione di corte durante il regno di Luigi XIV. Questo stile, infatti, si distingue per la sua leggerezza compositiva e luminosità cromatica, e riflette i cambiamenti culturali e filosofici dell’epoca, associati all’Illuminismo.
Enrico Colle, “Rivoluzione e ritorno all’ordine”

S:

  • Sacro Monte di Varallo

Il frate francescano Bernardino Caimi, alla fine del XV sec., progettò la realizzazione di questo complesso devozionale, con l’obiettivo di consentire ai fedeli di vivere l’esperienza del pellegrinaggio in Terrasanta, che in quel periodo era difficile da compiere a causa della minaccia turca.
Questa “Nuova Gerusalemme” si articola in una serie di cappelle, in cui vengono ricreati i luoghi e gli episodi emblematici della vita di Gesù attraverso la pittura e la scultura. Le sculture si ispirano alla verità naturale umana, ricercata attraverso la policromia delle superfici e i dettagli reali, come barbe e capelli veri. Perseguendo la prospettiva della verosimiglianza, viene portata ai massimi vertici la potenza mimetica, emotiva e suggestiva della scultura, maggiore rispetto a quella della pittura, sottolineandone il valore didattico.
La decorazione è in linea con il modo di pregare del ‘500 e in particolare con la predicazione francescana, basata sul coinvolgimento emotivo del fedele, portato ad immedesimarsi nella figura di Cristo e nella sua passione.
In forza di queste immagini e della sua posizione, il Sacro monte di Varallo incarna altresì il ruolo di difensore dalle istanze protestanti, in questo caso soprattutto dai calvinisti, sostenitori dell’iconoclastia, che si erano radicati nella vicina Svizzera.
Andrea G. De marchi, “Il divorzio tra pittura e scultura”
  • Saggio sul gusto

Pubblicato postumo nel 1757 nel Tomo VII dell’Encyclopedie, questo breve saggio di Charles Louis de Montesquieu, riflette fra l’altro sui piaceri della sorpresa, affermando che quando si sperimenta qualcosa di inaspettato, si crea un desiderio di cercare costantemente nuovi spunti decorativi e stimoli visivi. Enrico Colle fa riferimento allo scritto di Montesquieu parlando dello stile Rococò che pervase lo spirito del XVIII secolo in cui la società era costantemente alla ricerca di nuove emozioni e stimoli. Il Rococò mirava infatti a raggiungere la meraviglia dell’osservatore attraverso l’esibizione di nuove forme decorative e l’uso di linee sinuose, che si allineavano con l’idea di Montesquieu della ricerca ininterrotta di nuove esperienze visive.
Enrico Colle, “Rivoluzione e ritorno all’ordine”
  • Sedia Cantilever 

La sedia Cantilever, progettata dall’architetto Mart Stam nel 1926, è un tipo di sedia che si basa sul principio della leva e del bilanciamento. Il termine “cantilever” deriva dall’inglese e indica un tipo di struttura con mensole sporgenti. Questo modello è, infatti, caratterizzato dall’ assenza di gambe anteriori visibili e una base a slitta o a forma di “C” che si estende sotto il sedile, creando un effetto di sospensione. Questo design consente al sedile di sembrare come se stesse fluttuando nel vuoto. 
Enrico Morteo, “La forma della tecnica”
  • Simposiarca
Termine usato nell’antica Grecia per indicare il convitato che presiedeva il simposio, un banchetto tradizionale greco.
Il simposiarca aveva il compito di organizzare il banchetto e assicurarsi che tutto si svolgesse in modo ordinato e armonioso. Era responsabile della scelta del vino, dell’ordine delle libagioni e dell’animazione delle conversazioni. Inoltre, poteva influenzare il tono e l’argomento delle discussioni, dando il via a dibattiti filosofici, recitazioni poetiche o esibizioni musicali.
Mario Iozzo “Ebbrezza. Dioniso, il vino e l’edera”
  • Sphyrelaton
Dal greco sphyri (martello), lo Sphyrelaton indica un determinato genere di statua votiva di piccole dimensioni (al massimo 30 cm), lavorata a martello, in lamina di bronzo o di metallo pregiato. Queste statuette, raffiguranti oggetti di culto, erano realizzate scolpendo un nucleo di legno, connesso tramite chiodi a un rivestimento esterno di lamina metallica martellata. Il genere dello sphyrelaton nacque in Oriente in tempi molto antichi, ma è in Grecia che conobbe la sua massima fioritura. La più antica testimonianza greca pervenutaci di sphyrelata è la Triade di Dreros a Creta, datata alla fine dell’VIII secolo a.C. e oggi conservata nel museo archeologico di Heraklion.
Mario Iozzo, "Monumentale"

  • Strigilatura
Motivo decorativo a “S” allungata, che rimanda alla forma dello strigile, uno strumento usato dagli atleti dell’antichità per detergersi il corpo dopo essersi cosparsi d’olio. La strigilatura è adottata soprattutto nei sarcofagi, dove può essere uniforme su tutta la cassa, oppure intervallata da scene o clipei figurati, ma anche da micro architetture, come nel “Sarcofago dei fratelli” del camposanto pisano. Se lo “strigilato” è un elemento peculiare della produzione a Roma e in Italia, le scanalature verticali testimoniano invece una provenienza dalla Grecia o dall’Oriente.
Anna Anguissola, "I mangiacarne"

  • Superstudio
Superstudio è un gruppo di architettura fondato nel 1966 a Firenze da un team di architetti neolaureati. Tra i principali membri del gruppo vi erano Adolfo Natalini e Cristiano Toraldo di Francia, ai quali si unirono Roberto Magris, Alessandro Magris, Gianpiero Frassinelli e Alessandro Poli. Insieme ad Archizoom Associati, Gianni Pettena e Lapo Binazzi, rappresentarono gli esponenti dell’architettura radicale presentando nel loro pensiero temi tuttora rilevanti come il concetto di “monumento continuo” e “supersuperficie”.
Il punto più alto del successo di Superstudio si verificò nel 1972, quando parteciparono alla mostra "Italy: The New Domestic Landscape” al Museum of Modern Art (MOMA) di New York. Inoltre, insieme agli Archizoom Associati, Ettore Sottsass, il Gruppo 9999 e altri, fondarono i laboratori didattici noti come “Global Tools”, con l’intento di diffondere le idee promosse dal movimento dell’architettura radicale. Purtroppo, i seminari dei Global Tools non ottennero molto successo e portarono alla separazione dei gruppi e alla fine delle ricerche progettuali di Superstudio nel 1973.
Enrico Morteo, “Umanissimo Infinito”
  • Synthesis 1973

Il progetto Olivetti Synthesis 1973 è stato un importante progetto di design guidato dall’ architetto e designer Ettore Sottsass. Questo progetto aveva lobiettivo di creare un sistema d’ufficio completo e innovativo per Olivetti. La serie Synthesis includeva scrivanie, sedie, armadi e altri arredi per ufficio, tutti progettati con un’estetica coesa e moderna e caratterizzati dall’uso di colori audaci e forme non convenzionali come il rosso acceso, il giallo e il blu brillante. 
Enrico Morteo, “La forma della tecnica”

V:

  • (la) Vendetta di Procne

Secondo la versione tramandata da Ovidio nel VI libro delle Metamorfosi (vv.571-674), il mito narra della vendetta di Procne, figlia del re di Atene Pandione, data in sposa al barbaro Tereo, re della Tracia, e dalla loro unione nacque il figlio Iti. Dopo cinque anni di matrimonio, Procne espresse il desiderio di rivedere sua sorella Filomela. Tereo si offrì di recarsi nella residenza di Pandione, che concesse il soggiorno in Tracia della giovane figlia. Quando Tereo vide la cognata s’infiammò “come quando si bruciano le foglie secche e le erbe dentro il fienile” e una volta che la nave attraccò sulle terre trace, l’uomo condusse Filomela in un capanno isolato tra i boschi e la stuprò. Per paura che la traumatizzata fanciulla potesse raccontare l’accaduto, Tereo decise di tagliarle la lingua e di richiuderla in questo ambiente rupestre, dove, insieme alle sue ancelle, poteva dedicarsi solamente alla tessitura e filatura. Un anno trascorse prima che Filomela escogitò il suo piano di fuga: ricamò la vicenda su una tela e la fece consegnare a Procne, alla quale Tereo aveva comunicato una falsa morte in mare della sorella durante il viaggio da Atene verso la Tracia. Ricamo dopo ricamo, Procne scoprì la verità e riuscì a trovare il nascondiglio della sorella. La vendetta si consumò per mezzo di Iti, che venne ucciso dalla madre e dalla zia e quindi servito come pasto al padre in una mensa solitaria. Svelatagli la provenienza della carne, Tereo si lanciò all’inseguimento delle sorelle quando subentra nel mito un escamotage tipico delle tragedie greche: la trasformazione degli esseri umani in uccelli. Procne, che lamentava l’uccisione del figlio, diventò l’usignolo, mentre Filomela la rondine, volatile contraddistinto dalla lingua corta; macchiate di sangue nelle ali, le sorelle vengono inseguite da Tereo trasformato nell’upupa, con la cresta a posto della corona e il becco allungato invece della spada. Sull’acropoli di Atene, l’allievo di Fidia Alkamenes realizzò, intorno al 430 a.C., un gruppo scultoreo che immortale Procne e Iti nell’istante prima del figlicidio, inserendo l’opera in una dimensione di propaganda antibarbarica, nella quale gravitava il contesto socio-politico greco in quegli anni.
Mario Iozzo, "I Barbari"

X:

  • XXVII Aprile a Firenze
Il 27 Aprile del 1859 Firenze e la Toscana misero fine al governo assoluto del granducato lorenese unendosi alla monarchia costituzionale sabauda nella progressiva unità d’Italia. Ferdinando Bartolommei ed i democratici agirono insieme mettendo da parte le differenze di partito per raggiungere il triplice obiettivo di indipendenza, unità nazionale e libertà costituzionali. Il 27 Aprile, appunto, circa diecimila cittadini fiorentini si riunirono pacificamente  nell’attuale Piazza dell’Indipendenza, da cui il nome, per reclamare l’indipendenza della Toscana, spodestando Leopoldo II. L’abbandono di Firenze del Granduca permise l’insediamento del primo Governo provvisorio della Toscana, da quel momento indipendente dal Regno degli Asburgo Lorena. Dopo circa un anno, i toscani parteciparono massicciamente e con un consenso favorevole al voto sull’annessione della regione al regno di Sardegna. Via XXVII Aprile ospita il Cenacolo di Santa Apollonia dove si è svolta la terza stagione delle BREVISSIME.  
Riccardo Spinelli “Donne e governo”