DIZIONARIO di BREVISSIME
A:
- Abel François Poisson
Quando nel 1745 Madame de Pompadour divenne l’amante ufficiale di Luigi XV, chiamò alla corte il fratello più giovane, Abel François Poisson de Vandières (1727-1781), e lo nominò marchese di Marigny e di Menars”. Inoltre, il re lo nominò “Direttore generale dei Fabbricati, Arti, Giardini e Manifatture, una posizione di grande importanza che orientava il gusto estetico della corte, e che mantenne per tutta la sua vita dimostrandosi un amministratore intelligente e attivo. Nel 1749 Abel Poisson intraprese il suo “Grand Tour” che ebbe importanti ripercussioni nell’evoluzione delle arti in Francia. Nei suoi viaggi fu, infatti, accompagnato da Charles Nicolas Cochin, Jacques - Germain Soufflot e l’abate Leblanc, personaggi destinati a diventare figure chiave nella creazione del nuovo stile architettonico neoclassico (all’epoca ancora denominato à la grecque).
Enrico Colle, “Rivoluzione e ritorno all’ordine”
- Abito Nove Gonne
Creazione dello stilista italiano Roberto Capucci (Roma, 1930), si tratta di un abito in seta e taffetà rossa, la cui particolarità risiede nella gonna composta da nove strati di tessuto disposti in cerchi concentrici. Lunga nella parte posteriore e più corta in quella anteriore, la gonna lascia intravedere la parte sottostante a tubino, creando un raffinato gioco di volumi e prospettive.
Realizzato nel 1956, questo modello è considerato più un’opera d’arte che un semplice abito: un vero e proprio abito-scultura, divenuto in breve tempo un grande classico dell’haute couture italiana e internazionale. La creazione valse a Capucci le lodi dello stilista francese Christian Dior, che lo definì un prodigio.
L’abito rappresenta uno degli apici dell’eccellenza creativa italiana, espressione di quella moda nazionale tanto auspicata già nel periodo autarchico degli anni Trenta, ma che riuscì ad affermarsi pienamente soltanto nella seconda metà del Novecento, diffondendosi poi a livello internazionale come simbolo di eleganza e qualità.
Sofia Gnoli, “Tra incanti e strategie. Riflessioni sulla moda in Italia tra le due guerre”
- Akratos
Nell’Antica Grecia il termine akratos si riferiva ad un tipo di vino che non era diluito con acqua nei “crateri”. Era proibito bere il vino puro akratos perché più forte e inebriante. All’epoca, infatti, non si conoscevano gli effetti dell’alcol sul corpo e sulla mente e i comportamenti abnormi dovuti alla sua assunzione erano attribuiti alla punizione di Dioniso, per aver bevuto vino puro e non mescolato.
Mario Iozzo, “Ebbrezza. Dioniso, il vino e l’edera”
- Alberi cavi
Nel loro ciclo evolutivo gli alberi aumentano in altezza e, per farlo, alcuni vanno a consumare la parte interna del loro tronco, rendendolo cavo. Questi alberi cavi sono molto importanti per la vita boschiva, in quanto diventano rifugio per gli animali e fonte di sostentamento idrico grazie all’acqua piovana che si raccoglie all’interno. Alcuni cavi possono formarsi anche a causa degli animali che cercano un riparo all’interno dell’albero, come accade con i picchi. Gli studi scientifici ci dimostrano che la cavità di un albero non inficia con la sua stabilità.
Giovanni Morelli, “Alberi, alberi, alberi...”
- Aleister Crowley
Pseudonimo di Edward Alexander Crowley (1875-1947), fu un occultista, astrologo, scrittore e poeta britannico, figura controversa e influente nel mondo dell’esoterismo moderno, di cui è considerato uno dei principali fondatori. Si definiva “la Bestia 666”. Formulò la filosofia religiosa di Thelema in seguito a un viaggio al Cairo nel 1904, durante il quale sostenne di aver vissuto un’esperienza mistica. Fece parte di varie società iniziatiche e, nei suoi scritti a tema magico ed esoterico, cercò di integrare tradizioni occulte occidentali e orientali, lasciando un’impronta significativa sulla cultura del XX secolo.
Luca Scarlini, “Egittomania”
- Aliossi
Anche detti “astragali” sono dei piccoli ossi a forma di cubo situati nel tarso, ne sono dotate molte specie animali tra cui anche l’uomo. Gli aliossi, solitamente ricavati da zampe di pecore, montoni o bovini, venivano utilizzati, dall’antichità romana sino all’epoca rinascimentale, per il “gioco degli aliossi” o “gioco degli astragali” diffuso soprattutto tra popolazioni come quelle dell’Asia Minore, della Grecia, dell’Italia e della Palestina, viene considerato un antenato del gioco dei dadi, come in quest’ultimi infatti, ad ogni faccia dell’aliosso veniva attribuito un valore numerico con cui si poteva procedere a tutta una serie di giochi differenti, per adulti e bambini.
Patricia Lurati, “Animali ‘maravigliosi’: descrivere l’ignoto.”
- Aliotti
Particolare della moda del XIV secolo, si riferisce ad un genere di indumento corto che copriva parte delle spalle e maniche andando a creare una serie di piegature con forma a palloncino che da valore estetico al tessuto conferendogli una forma arrotondata che ricorda l’ala di un pipistrello. Alcune testimonianze manoscritte ci riportano tramite disegno l’uso di questo genere di indumento. L’effetto desiderato è ottenuto partendo da un rettangolo di tessuto che viene tagliato in maniera tondeggiante in uno dei suoi lati per poi essere arricciato in concomitanza della cucitura centrale della manica per andare a creare l’effetto ad ali di pipistrello.
Patricia Lurati, “Animali ‘maravigliosi’: descrivere l’ignoto.”
- Alloro
Nel Cinquecento, nel codice simbolico delle arti la scultura fu associata al simbolo dell’alloro, in riferimento alla gloria dell'esposizione pubblica che, come illustra la dottoressa Cristina Acidini, si estendeva verso due prospettive: la glorificazione dell’artista e di chi ne è il soggetto. Un esempio tangibile di questa simbologia si trova nel sigillo dell'Accademia delle Arti del Disegno che raffigura una corona d'alloro, rappresentazione della scultura, accanto a una corona d'ulivo, simbolo della potenza pacificatrice della pittura, e una di quercia, che simboleggia la robustezza dell'architettura. La simbologia delle corone rimanda anche al mondo della letteratura, con le “tre corone fiorentine”: Dante, Petrarca e Boccaccio, tre dei più importanti poeti toscani.
Cristina Acidini, “Le colpe della scultura”
- Amazzoni
Mitico popolo di donne guerriere governato da una regina e localizzato, secondo la versione più conosciuta della leggenda, in una città sulle coste del Mar Nero, talvolta menzionata con il nome di Themiskyra. Nello Stato delle amazzoni gli uomini furono esclusi o, secondo alcune versioni del mito, ridotti in schiavitù, concepiti unicamente come strumento per garantire la continuità delle specie e resi inabili alle armi. Gli antichi collegarono il loro nome a varie etimologie e la più frequente associò questo termine all’uso di bruciare uno o ambedue i seni, per rendere più agevole l’uso dell’arco. Tuttavia, le amazzoni non vennero mai dipinte con uno o entrambi i seni mancanti nella pittura dell’antica Grecia. Le amazzonomachie (battaglie con le amazzoni) coinvolsero i tre celebri eroi greci Eracle, Teseo e Bellerofonte e le scene di questi scontri conobbero numerose traduzioni artistiche, soprattutto nelle ceramica e nelle sculture monumentali che decorarono le più importanti architetture del mondo greco. Queste rappresentazioni figurative, e nello specifico quelle riguardanti l’amazzonomachia di Teseo, ebbero un forte valore simbolico: la vittoria dei principi della civiltà greca sui barbari. Infatti, nell’immaginario dei greci, le amazzoni rappresentarono, sotto il profilo politico, sociale e antropologico, un rovesciamento del modello culturale su cui si fondò la civiltà greca: furono estranee al consorzio civile; non contrassero matrimonio; il vertice di comando della comunità fu appannaggio delle donne; gli uomini furono esonerati dall’esercizio delle attività superiori.
Mario Iozzo, “I Barbari”
- Angiolo Maria Bandini
Angiolo Maria Bandini è stato un canonico, erudito e bibliotecario fiorentino. Prima direttore della Biblioteca Marucelliana di Firenze, poi della Laurenziana, fu uno dei più importanti protagonisti della vita culturale di Firenze nell’epoca lorenese. Fu anche un importantissimo collezionista e riuscì a mettere insieme un cospicuo numero di opere di pittura medioevale fiorentina e toscana secondo una sensibilità pionieristica: nel 1795 acquistò la chiesetta di Sant’Ansano per creare un “Museo Sacro” dove riunire tutte le opere della sua collezione. Alla sua morte, nel 1803, lasciò il museo e tutte le opere contenutevi al Capitolo fiesolano che nel 1913 costruì appositamente quello che è l’odierno Museo Bandini, che ancora oggi contiene la collezione originaria messa insieme dal canonico.
Luca Mattedi, “La fortuna dei primitivi a Firenze e in Toscana fra Sette e Ottocento”
- An-Nûr
An-Nûr è la ventiquattresima Sura (capitolo) del Corano composta da 64 versetti e prende il nome dal versetto 35, il “Versetto della Luce”. La Sura An-Nûr comprende una descrizione molto dettagliata delle norme etiche, morali e comportamentali volta a definire una società moralmente giusta e a preservare l’integrità della comunità musulmana. Nello specifico il versetto 35 ha come tema la luce in relazione con Allah, che viene definito “luce dei cieli e della terra”, colui che guida verso la sua luce il cuore dei credenti. Carica di misticismo e di immagini spiritualmente profonde, questa Sura rappresenta uno dei passaggi più rilevanti del Corano, esempio di fede e guida divina.
Simone Verde, “Collezionismo e potere”
- Ara di Cuba
L’Ara di Cuba o Ara Tricolor è una specie di pappagallo originaria di Cuba e dell’isola della Gioventù, a largo delle coste occidentali di Cuba, la cui estinzione risale alla fine del XIX secolo. Nonostante la modesta dimensione, circa 50 centimetri, questa specie di volatile doveva apparire piuttosto affascinante, grazie alla livrea caratterizzata da numerosi colori: la testa rossa con sfumature arancioni, la nuca gialla, il dorso bronzeo-verdastro e la coda rossa superiormente e blu inferiormente. La sua estinzione fu dovuta in particolare alla distruzione progressiva dell’habitat durante la colonizzazione di Cuba e alla caccia dell’animale a puro scopo venatorio.
Marco Masseti, “Collezionare il vivente: I serragli faunistici di Lorenzo il Magnifico e di Leone X”
- Arengario
La zona rialzata davanti a Palazzo Vecchio viene chiamata Arengario, o Aringhiera, dalla ringhiera che fino all’Ottocento la delimitava. Da qui i signori potevano assistere alle cerimonie e agli eventi che si tenevano nella piazza. Dal Quattrocento l’Arengario venne abbellito con statue fortemente simboliche, che rappresentavano gli ideali politici della Firenze del tempo: il leone “Marzocco”, “Giuditta e Oloferne”, il “David”, “Ercole e Caco” e “Filemone e Bauci”. Oggi sono rimasti in loco solo gli originali di “Ercole e Caco” e “Filemone e Bauci”, mentre le altre sculture sono state sostituite da copie.
Cristina Acidini, “Le colpe della scultura”
- Arthur Everett “Chick” Austin Jr.
Arthur Everett Austin Jr, noto come Chick Austin, è stato il direttore del Wadsworth Atheneum (Hartford CT, Usa) dal 1927 al 1944 contribuendo in modo sostanziale ad introdurre l’arte moderna negli Stati Uniti. Personaggio eclettico ed esuberante, Austin organizzò mostre portando all’attenzione del pubblico e degli studiosi americani i movimenti artistici fino ad allora ignoti, come il Surrealismo e il Cubismo. Fu Austin ad organizzare la prima mostra completa di pittura barocca italiana del 1930, tappa essenziale del lungo e travagliato viaggio di affermazione dell’arte barocca e di Caravaggio in America.
Keith Christiansen, “Caravaggio in America”
- Assedio di Firenze
Pochi sanno che l’Assedio di Firenze, iniziato il 14 ottobre del 1529 e condotto da Carlo V in risposta ai fiorentini che avevano cacciato i Medici dalla città, fu l’evento che diede origine al Calcio Storico Fiorentino. Fino ad allora, il calcio era una tradizione carnevalesca per Firenze. Tuttavia, proprio durante l’Assedio, il 13 febbraio 1530 in piazza Santa Croce, venne organizzata la prima vera partita di Calcio Storico, per dare l’impressione di non prendere sul serio la battaglia che incombeva fuori dalle mura della città. Da quel momento, il Calcio Storico Fiorentino ha una tradizione radicata e legata indissolubilmente alla storia di Firenze.
Riccardo Spinelli, “Donne e governo”
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Assemblage nell’opera di Robert Rauschenberg
L’assemblage è una tecnica artistica che consiste nel combinare materiali e oggetti diversi, spesso di uso quotidiano o di recupero, in un’unica opera, superando i confini tra pittura, scultura e oggetto reale. Deriva dal Dadaismo e dal collage, e si basa sull’idea del ready-made di Marcel Duchamp, che trasformava oggetti comuni in opere d’arte attraverso la scelta e il nuovo contesto.
Un protagonista dell’assemblage nel secondo dopoguerra è Robert Rauschenberg, con i suoi combine-paintings, dove pittura, fotografie, tessuti e oggetti reali convivono nello stesso spazio. Opere come Monogram e Bed mostrano come oggetti domestici o simboli della cultura di massa vengano integrati nella superficie pittorica, eliminando la distinzione tra arte e realtà. L’assemblage diventa così uno strumento per riflettere sulla società contemporanea, mescolando vita quotidiana, scarti e riferimenti culturali in composizioni ricche di significato.
Michele Dantini, "Non rottura. Controstoria dell'arte italiana del secondo Novecento"- Astrolabio
L'astrolabio è un antico strumento astronomico utilizzato per misurare l'altezza degli astri sopra l'orizzonte, allo scopo di determinare la posizione di un corpo celeste, come il Sole o una stella. Utilizzato soprattutto in astronomia, navigazione e astrologia, questo strumento è stato fondamentale per i navigatori durante i viaggi marittimi, poiché permetteva di determinare la latitudine osservando la posizione del Sole o di altre stelle, evitando di eseguire calcoli astronomici altrimenti lunghi e complessi.
Esistono varie tipologie di questo strumento che si sono declinate nel corso del tempo, ma in generale si tratta di un modello bidimensionale della sfera celeste, ovvero di quella sfera di raggio arbitrario su cui è utile immaginare collocate le stelle fisse e il Sole, vista da un osservatore posto a una determinata latitudine sulla Terra.
Filippo Camerota, “Da Vespucci a Galileo: mecenatismo e collezionismo scientifico alla corte dei medici”
- Avere le seste negli occhi
Nelle “Vite”, Giorgio Vasari attribuisce questa frase a Michelangelo, il quale l’avrebbe pronunciata in riferimento agli “architettori”, ma che potrebbe essere estesa anche agli scultori e “dipintori”.
L’espressione significa che l’artista deve avere la capacità di misurare le distanze senza l’ausilio di strumenti, ma affidandosi solamente all’occhio, quale soggetto che giudica, trasformando l’impressione in dimensione, e l’apparenza in misura certa.
Cristina Acidini, “David di Michelangelo”
B:
- Barbudos
Il termine barbudos (spagnolo, “barbuti”) indicava i guerriglieri guidati da Fidel Castro che tra il 1956 e il 1958 combatterono a Cuba contro il regime di Fulgencio Batista. Nel 1967 il critico d’arte Germano Celant utilizzò questa definizione per descrivere gli artisti dell’Arte Povera, paragonandoli simbolicamente ai rivoluzionari cubani guidati da Castro e Che Guevara.
Secondo Celant, i giovani artisti italiani rappresentavano una sorta di “guerriglia” culturale contro il sistema artistico tradizionale e la società dei consumi. Attraverso l’uso di materiali semplici o naturali, terra, legno, stoffa, pietra e processi elementari, cercavano di rompere con il linguaggio artistico dominante e proporre una nuova concezione dell’arte, più essenziale e critica verso la cultura capitalista.
L’analogia con i barbudos, tuttavia, è stata successivamente interpretata da alcuni storici dell’arte come una metafora soprattutto retorica e giornalistica, più legata al clima politico e culturale della fine degli anni Sessanta che alle reali intenzioni politiche degli artisti coinvolti nel movimento.
Michele Dantini, "Non rottura. Controstoria dell'arte italiana del secondo Novecento"- Bitossi ceramiche
Bitossi Ceramiche è una storica azienda toscana presente fin dalla seconda metà dell’Ottocento nell’area di Montelupo Fiorentino. L’evoluzione stilistica della sua produzione, fino agli anni ’40 legata al gusto tradizionale e locale, inizia con l’arrivo di Aldo Londi, dotato di innato senso creativo ed estetico. Con l’ingresso nel 1955 dell’architetto Ettore Sottsass presso lo stabilimento, si instaurò con Londi un legame lungo e duraturo che diede vita a collezioni di successo che contribuirono a definire Bitossi Ceramiche un’eccellenza storica nella ceramica artistica e di design in tutto il mondo.
Marco Sammicheli, “La dispensa del Novecento. Meraviglie di design”
- Bronzi del Benin
I Bronzi del Benin sono un gruppo di diverse migliaia di placche e sculture in metallo che decoravano il palazzo reale del Regno del Benin, situato in Nigeria. Considerato uno dei più potenti stati dell’Africa occidentale, il regno era caratterizzato da una società ben organizzata e da una ricca tradizione artistica. I bronzi erano commissionati dalla corte reale per celebrare eventi storici e glorificare l'Oba (il re) e furono realizzati dagli abili artigiani locali tra il XIII e il XIX secolo.
La maggior parte delle placche e degli altri manufatti fu sottratta dalle truppe britanniche durante la Spedizione del Benin del 1897, quando l’Impero Britannico stava consolidando il suo controllo sulla Nigeria meridionale. Oggi, i Bronzi del Benin sono conservati nei musei di tutto il mondo, ma molti di essi stanno tornando in Nigeria grazie a un processo di restituzione ancora in corso.
Maria Pia Guermandi, “Il museo (de)coloniale”
- Buddha di Bamiyan
I Buddha di Bamiyan erano due gigantesche statue del Buddha situate nella valle di Bamiyan in Afghānistān e la cui datazione oscilla tra il III e il VII secolo d.C. Queste opere, alte 38 e 53 metri, erano le più grandi raffigurazioni di esseri umani al mondo e rappresentavano il Buddha Dipankara e il Buddha Shakyamuni. Nel marzo 2001, sono state distrutte dai Talebani in un atto di iconoclastia, in quanto contrarie ai precetti del Corano, che vietava le rappresentazioni umane nelle opere d’arte prodotte in Afghānistān prima dell’avvento dell’Islam. Successivamente, nel 2003 l’UNESCO ha dichiarato la valle di Bamiyan patrimonio dell’umanità.
Cristina Acidini, “Le colpe della scultura”
C:
- Caffè Michelangiolo
Primo caffè letterario di Firenze frequentato da artisti, politici, attivisti e uomini di cultura dell’Ottocento. Aperto nel 1848 vicino all’Accademia di Belle Arti, rimase in attività sino al 1861. Ad oggi gli spazi storici del caffè sono occupati dal Museo Leonardo da Vinci aperto nel 2005. Tra i tanti visitatori, il museo conta figure come quella di Edouard Manet, Edgar Degas, Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Telemaco Signorini. Alla chiusura del caffè fu posta una lapide, tutt’oggi visibile, in omaggio di uno degli spazi culturali più importanti della Firenze della seconda metà dell’Ottocento. Le aree del museo Leonardo da Vinci ospitano ad oggi mostre legate alla memoria storica del vecchio Caffè Michelangiolo.
Carlo Sisi, “Umbertini in toga. Roma e Pompei nell’immaginario di fine ottocento”
- Canzona dello Zibetto
La Canzona dello Zibetto è una canzone scritta da Lorenzo il Magnifico all’interno dei Canti Carnascialeschi (1490 circa). Le canzoni accompagnavano i festeggiamenti del carnevale a partire dal Quattrocento ed erano particolarmente diffuse a Firenze fino al XVI secolo. Questi canti venivano eseguiti da figure mascherate che rappresentavano le arti, i mestieri e le varie condizioni sociali, ma anche figure mitologiche e virtù. Caratterizzati dalla vis comica fiorentina dal contenuto amoroso, spiritoso e caricati spesso di un esplicito contenuto erotico, avevano lo scopo di divertire il pubblico prendendo in giro le personalità più popolari della Firenze dell’epoca.
Marco Masseti, “Collezionare il vivente: i serragli faunistici di Lorenzo il Magnifico e di Leone X”
- Catai
Il nome dato alla parte settentrionale della Cina dai suoi abitanti, il popolo Khitan (o Khitai), fu appreso da Marco Polo (1254-1324) in seguito al suo approdo sulle coste dellʼAsia e da lui diffuso in Europa. Il termine rimane ancora in uso in alcune lingue vive, come il russo, il portoghese e lo spagnolo, sebbene con alcuni mutamenti rispetto alle sue origini. Soltanto nel XVI secolo questo antico nome della Cina settentrionale venne soppiantato a tutti gli effetti dal termine “Cina”, derivato dal portoghese China, diffusosi in Europa per mano degli esploratori portoghesi.
Enrico Colle, “Esotici splendori. Influenze orientali sulle decorazioni in Europa dal Seicento allʼOttocento”
- Cebo di Marcgrave
Il Cebo di Marcgrave o Cebo dorato è un primate platirrino della famiglia dei Cebidi, secondo il parere di molti esperti la più intelligente tra i primati. Questa specie è stata ritenuta estinta per diversi secoli fino alla riscoperta avvenuta nel 2006 durante una spedizione di zoologi nelle aree costiere del Brasile nord-orientale, tra gli stati di Pernambuco, Alagoas e Paraíba. L’esemplare si caratterizza per il colore giallo-zolfo del ventre e delle braccia (da cui l’appellativo dorato), ma soprattutto per il ruolo che svolge nel favorire la dispersione di semi nel territorio circostante.
Lo zoologo olandese Marcgrave ne fece un’approssimativa rappresentazione nel 1648 dopo un viaggio in Brasile, ma di recente si è scoperto che in realtà questo esemplare era già noto nel 1519: lo troviamo infatti raffigurato nell’affresco Il tributo a Cesare di Andrea del Sarto nella villa Medicea di Poggio a Caiano, che venne commissionato da Papa Leone X. Nonostante la recente scoperta, questa specie è entrata a far parte della Lista Rossa dell’IUCN (International Union for the Conservation of Nature), che la considera in pericolo e prossima all’estinzione.
Marco Masseti, “Collezionare il vivente: i serragli faunistici di Lorenzo il Magnifico e di Leone X”
- Centoventi
Nel 1959 l’architetto Ettore Sottsass progettò il design del primo calcolatore elettronico italiano, su commissione di Olivetti. In quegli anni l’elettronica e l’intelligenza artificiale erano cose ignote e spaventose, pertanto Sottsass, di fronte a l’imporsi della tecnica, decise di mantenere la misura del corpo e la familiarità dello sguardo a trattenere le dimensioni degli oggetti. Ideò quindi dei moduli che non superassero mai i 120 cm, affinché i tecnici, fisici e matematici che le usavano si potessero sempre vedere e che nessuno fosse mai isolato dalla macchina.
Enrico Morteo, “La forma della tecnica”
- Ceramica İznik
Con il termine Ceramica İznik si intende un tipo di creazione che prende il nome dall’omonima città situata nell’antica regione di Nicea, nell’attuale Turchia. Si tratta di una lavorazione nata intorno al XV secolo che perdura sino ad oggi con reinterpretazioni moderne del suo stile tradizionale.
Lo svilupparsi di questo stile fu certamente influenzato dalla visione delle porcellane cinesi con cui quelle di İznik condividono una palette di colori che tende molto ai toni freddi dell’azzurro a cui si aggiunsero però nel corso dei decenni anche colori vivaci come il verde, il rosso, il giallo. Su una base di pasta vitrea veniva applicato uno strato di smalto trasparente. Tipico dello stile è un design che vede il mescolarsi di arabeschi di tradizione ottomana ad elementi naturalistici tipici dello stile cinese.
Antonella Nesi, “Memorie in vendita: il mercato antiquario e la cultura del gusto tra XIX e XX secolo”
- Ceratostigma willmottianum
Ceratostigma willmottianum è una pianta da fiore della famiglia delle Plumbaginaceae originaria della Cina occidentale e del Tibet che viene coltivata come pianta da giardino, molto apprezzata per i suoi fiori dall’intenso colore blu che fioriscono tra l'estate e l'autunno. Lo specifico epiteto willmottianum prende il nome da Ellen Ann Willmott (1858-1934) che pagò il trasporto di due di queste piante dalla Cina all’Inghilterra e ad oggi tutti i Ceratostigma willmottianum che coltiviamo sono figli di quei due esemplari. Ellen Willmott è stata una tra le più importanti giardiniere britanniche che, grazie alla sua ricca eredità, ha potuto acquistare e dedicarsi a tre giardini: uno in Inghilterra, uno in Francia e uno in Italia.
Filippo Pizzoni, “Il giardino alla ‘moda’. Reciproche influenze tra l'Italia e l'Inghilterra”
- Cinta daziaria
Si tratta di un perimetro murario che delimita un centro urbano, all’interno del quale l’ingresso delle merci era soggetto al pagamento di un dazio (a Firenze chiamato la “gabella”). Nell’aspetto la cinta daziaria poteva essere costituita da muri, fossati e cancellate, strutture funzionali al controllo del traffico di merci e persone, rappresentava al tempo stesso un confine urbano, fiscale e difensivo.
A Firenze, il perimetro delle antiche mura quattrocentesche, fece da base per la cinta daziaria che tra XIX e XX secolo racchiuse il territorio comunale. In Via de’ Gondi si collocava la Porta della Dogana, un accesso a Palazzo Vecchio sul quale ancora oggi si può vedere lo stemma dei maestri doganieri. A seguito dell’alluvione che colpì Firenze nel 1844, fu deciso di spostare uffici e magazzini doganali presso il casino di San Marco nell’attuale Via Cavour.
Attive fino al Novecento, le cinte daziarie hanno caratterizzato l’urbanistica delle nostre città europee, altri esempi, oltre a quello fiorentino, possono essere trovati a Torino (la prima venne creata nel 1853 ed una seconda nel 1912) e a Parigi (eretta alla vigilia della rivoluzione tra il 1785 e il 1788).
Claudio Paolini, “Firenze 1865: la rivoluzione urbanistica”
- CISV
CISV – Centro Istruzione e Specializzazione Vendite fu un’esperienza che Adriano Olivetti volle istituire nelle ville medicee di Firenze di proprietà di Lord Acton tra il 1954 e il 1979. L’obiettivo del Centro era quello di formare i neoassunti dell’azienda ad una cultura di vendita rivoluzionaria, che univa un approccio tecnico a valori umanistici; lavorando alla vendita con un linguaggio diverso improntato alla ricerca e alla valutazione sociale, economica e psicologica degli strumenti tecnologici. L’esperienza CISV, fra le prime e più importanti scuole aziendali del Paese, si connotava per una marcata sensibilità legata all’innovazione tecnologica e al benessere dei lavoratori.
Marco Sammicheli, “La dispensa del Novecento. Meraviglie di design”
- Citrus
Agrume in latino, della categoria del citrus fanno parte il cedro, il pomelo e il mandarino, i tre agrumi originari, cresciuti in Cina nel sottobosco delle valli collinari, all’interno dell’ambiente tropicale del Fiume Giallo e del Fiume Azzurro. Con l’evoluzione della civiltà cinese diventano frutti sempre più importanti e apprezzati, diffondendosi successivamente anche in occidente grazie alle conquiste di Carlo Magno nei territori orientali. Dai tre agrumi originari derivano tutte le altre ibridazioni che si sono sviluppate nel tempo fino ad oggi.
Giuseppe Barbera, “Agrumi”
- Codice Leicester
Il Codice Leicester è un manoscritto di Leonardo da Vinci, databile tra il 1506 e il 1510, composto da 72 pagine (18 fogli piegati in due) e rilegato in pelle. È l’unico codice leonardesco in mano privata: dal 1994 appartiene a Bill Gates, che lo acquistò per oltre 30 milioni di dollari.
Il nome deriva dai conti di Leicester, che lo possedettero dal 1717 al 1980. Dopo l’acquisto da parte del collezionista Armand Hammer, fu temporaneamente ribattezzato Codice Hammer, ma ha poi ripreso il nome tradizionale.
Diversamente da altri manoscritti di Leonardo, il Codice Leicester è interamente dedicato allo studio dell’acqua. Contiene 360 disegni e annotazioni su idraulica, idrodinamica e fenomeni naturali: dal corso dell’Arno ai vortici, dalle esondazioni alle sorgenti montane, fino a invenzioni visionarie come il sottomarino e la maschera subacquea.
Thomas Coke, Earl of Leicester, “Holkham Hall. Abitare la storia. Passato e presente di una grande dimora inglese”
- Colonna dell’Abbondanza
La Colonna dell’Abbondanza si erge in piazza della Repubblica a Firenze e segna il centro dell’antica Florentia romana, dove si incrociavano il cardo e il decumano, le principali vie della città. L’originale colonna romana fu sostituita nel 1431 da una colonna che aveva sulla propria sommità una statua di Donatello, la “Dovizia”. Nel 1721 quest’ultima venne danneggiata dalle intemperie e fu sostituita da una copia realizzata da Giovan Battista Foggini. Quella che vediamo oggi è una replica in vetroresina della statua realizzata da Mario Moschi negli anni ’50.
Cristina Acidini, “Le colpe della scultura”
- Conca d'Oro
La Conca d'Oro è la pianura sulla quale si poggia la città di Palermo e i centri abitati che la circondano, la regione di forma irregolare si stende intorno a Palermo, per un raggio variabile da 3 a 8 km. Si tratta nella fattispecie di un declivio cioè un terreno in discesa leggera e graduale che, in questo caso, si staglia sul mare. La pianura è nota per la produzione di agrumi motivo per cui nel 14° secolo le è stata attribuita la denominazione di “Conca d’Oro”.
Giuseppe Barbera, “Agrumi”
- Concorso statuario dell'amazzone ferita
Nel suo trattato “Naturalis historia”, Plinio il Vecchio scrive di un concorso imbandito dagli Ateniesi intorno al 440-437 a.C., in cui i principali scultori dell’epoca, Fidia, Policleto, Kresilas e Phradmon furono chiamati a realizzare il tipo ufficiale di “Amazzone ferita” per il santuario di Artemide ad Efeso. Quest’ultima veniva ritenuta fondata dalle amazzoni e dunque il fatto di presentare una statua raffigurante un tale soggetto nel tempio principale della città, assunse un forte potere simbolico: la vittoria della civiltà greca sulle amazzoni, mitico popolo barbarico. Le statue erano in bronzo e vincitore sarebbe uscito Policleto, dopo una votazione in cui ciascun artista si espresse, una volta, a favore di se stesso e poi dello scultore di Argo. Attraverso copie romane si può risalire realmente a tre diversi tipi di “Amazzone ferita” creati in questo periodo. Dai nomi delle repliche più conosciute essi sono designati come “Amazzone di Berlino, “Amazzone Mattei” e “ Amazzone capitolina”; in esse la critica ha identificato le sculture dei tre artisti più celebri menzionati da Plinio; enigmatica rimane l’individuazione di un quarto tipo, forse riconducibile a quello di Phradmon. Sul piano iconografico le statue si somigliano: le mitiche donne guerriere riportano una ferita al seno destro, lasciato scoperto da un breve chitone.
Mario Iozzo, “I barbari”
- Corpo dell’arte
I materiali che compongono l’opera, compresi i supporti di tela o legno delle pitture, ne condizionano l’aspetto finale. Secondo De Marchi, l’aver ignorato, per secoli, da parte della critica questi elementi intrinsechi alle opere stesse, ha creato un ostacolo alla loro comprensione.
Andrea G. De Marchi, “Arte: spirito senza corpo”
- Corso di tessitura della Bauhaus
I corsi della Bauhaus, il cui obiettivo era quello di formare professionisti del progetto che fossero capaci di sintetizzare creazione artistica e qualità artigianale con la produzione industriale di massa, avevano in quello di tessitura il maggior successo commerciale.
Gli insegnamenti di questo corso seguivano le stesse visioni di quello dedicato alla pittura, le quali, in particolare durante la direzione di Vasilij Kandinskij e Paul Klee, erano indirizzate verso una ricerca sulla natura del colore, il suo rapporto con la luce e il suo ventaglio di utilizzo, allontanandosi dalle norme dell’arte figurativa e sconvolgendo il contesto artistico dell’epoca. Al pari della pittura, nei tessuti creati al Bauhaus il colore trovava una schematizzazione essenziale e una regola espressa in forme geometriche pure, con l’intento di creare nuove prospettive.
Enrico Morteo, “Volumi di luce”
- Cupio dissolvi
La locuzione latina cupio dissolvi che letteralmente significa “desidero dissolvermi” trova la sua origine nella Lettera ai Filippesi di san Paolo e successivamente viene inserita nella Vulgata da san Girolamo. L’espressione arriva ai giorni nostri grazie alla frequenza con cui viene riportata dalla Patristica latina, assumendo col tempo un significato ascetico di annullamento e annientamento in Gesù, e il motto di conseguenza è diventato il simbolo di aspirazione ad una vita ascetica. Nel suo uso profano, cupio dissolvi ha assunto anche il senso di rifiuto dell’esistenza e volontà masochistica di autodistruzione.
Luca Scarlini, “Logica della fine: o della scomparsa delle collezioni”
D:
- Damnatio memoriae
Condanna che si decretava nella Roma antica, in casi gravissimi, per effetto della quale veniva cancellato ogni ricordo (ritratti, iscrizioni) dei personaggi colpiti da tale decreto, come nel caso di Maria de’ Medici, Regina di Francia.
La vita di Maria terminò tra emarginazione e prigionia, prima fuori dalla corte, poi esiliata anche dalla Francia grazie al cardinale Richelieu che, ottenuta la porpora cardinalizia, le voltò definitivamente le spalle. Maria, esiliata, morì a Colonia nel 1642 subendo nei secoli una damnatio memoriae, come è accaduto a molte donne dellasua dinastia.
Riccardo Spinelli, “Donne e governo”
- Diadumeno
Nell’antichità classica il Diadumeno è la figurazione di un giovane atleta con le braccia sollevate, rappresentato nell’atto di cingersi intorno alla fronte una benda, la cosiddetta “tenia”, simbolo della vittoria. La rappresentazione prevede canonicamente un corpo nudo in cui sono messi in evidenza i muscoli, con un’attenzione particolare alla resa naturalistica anatomica e, allo stesso tempo, una resa idealizzata delle forme. Questo soggetto – destinato ad avere una grande fortuna nel repertorio artistico romano: si conoscono più di trenta copie di questa scultura – trova come originale una statua del 420 a.C. circa realizzata da Policleto, una delle più importanti figure della scultura greca del periodo classico.
Anna Anguissola, “Collezionare imitazioni: la fortuna della scultura greca a Roma”
- Dietrofront
Realizzata nel 1984 in occasione della mostra di Michelangelo Pistoletto presso il Forte Belvedere, la scultura “Dietrofront” fu donata alla città di Firenze dall’artista piemontese nel 2000 e venne collocata nel piazzale di Porta Romana. “Dietrofront” si compone di due figure femminili: la prima, di dimensioni più grandi e in posizione eretta, guarda avanti e si dirige verso sud, mentre l’altra, disposta orizzontalmente sul suo capo, si protende in direzione opposta, verso il centro della città. Le posizioni delle due figure simboleggiano le direzioni prese da Firenze nei secoli: l’apertura verso il mondo e lo sguardo verso il passato.
Cristina Acidini, “Le colpe della scultura”
E:
- Earth Day
Earth Day ( la Giornata della terra) si celebra tutti gli anni il 22 aprile per promuovere la salvaguardia del nostro pianeta con l’intento di unire le persone di tutto il mondo per riflettere sui temi legati alla protezione dell’ambiente. Si tratta di un fenomeno che ha avuto inizio durante la presidenza Kennedy (Stati Uniti D’America, 1961-1963), grazie alle dedizione di ambientalisti, politici e intellettuali, in particolare del senatore Gaylord Nelson, che volevano onorare la Terra veicolando un concetto di pace. Il punto di partenza effettivo lo si ha il 22 aprile del 1970 quando 20 milioni di cittadini americani si mobilitarono per una manifestazione a difesa della Terra a seguito del disastro ambientale causato dalla fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oi al largo di Santa Barbara, in California.
Anna Lambertini, “Coltivare suoli urbani. Sul progetto contemporaneo di giardini, paesaggi, spazi aperti”
- Eclisse
La lampada “Eclisse” è un’iconica lampada da tavolo progettata da Vico Magistretti e prodotta da Artemide, che vinse il compasso d’Oro nel 1967. Il suo design elegante comprende due semisfere sovrapposte che possono essere ruotate per regolare l’illuminazione, permettendo di spegnere o regolare l’intensità luminosa. Sembra che l’ispirazione sia venuta a Magistretti mentre si trovava in metropolitana, pensando alla lampada di Jean Valjean descritta nel romanzo “I Miserabili” di Victor Hugo. Questa lampada è diventata celebre per la sua semplicità ed è ancora oggi un’icona del design italiano, apprezzata per la sua estetica e funzionalità.
Enrico Morteo, “Umanissimo infinito”
- Ecologia
L’ecologia è una disciplina scientifica, branca della biologia, che studia la relazione tra gli organismi viventi e l’ambiente in cui vivono. Spesso il termine “ecologia” è usato per veicolare messaggi attivisti di salvaguardia e cura dell’ambiente, ma in realtà l’ecologia è solo una scienza, ben diversa dal movimento ambientalista che, invece, ha scopi sociali di educazione e sensibilizzazione su temi legati alla protezione dell’ambiente. Tuttavia è ormai di uso comune definire con il termine “ecologico” ciò che è sano per l’ambiente e non inquinante.
Filippo Pizzoni, “Arte e paesaggio nel '900: un dialogo costante, dalle avanguardie alla land art”
- Editto Pacca
A seguito delle spoliazioni napoleoniche, lo Stato Pontificio, il più colpito dalle razzie, si adopera per contrastare questo fenomeno. Sotto il pontificato di Pio VII, nel 1820, viene emanato l’Editto Pacca che prende il nome dal firmatario, il camerlengo Bartolomeo Pacca, che già qualche anno prima era stato protagonista della creazione di un altro editto per la tutela di manoscritti e libri antichi.
L’Editto Pacca, valente solo nello Stato Pontificio, si compone di 61 articoli in cui si dispone: l’introduzione di obblighi di registrazione e catalogazione dei beni, la formulazione di regole rivolte alla conservazione, l’imposizione di un vincolo sui beni con il divieto di esportazione e licenze per gli scavi e infine la creazione di una struttura amministrativa per la gestione del patrimonio culturale.
Pur rappresentando un atto fondativo nella storia della tutela dei beni culturali, l’Editto Pacca non riuscì a fermare completamente l’alienazione dei beni artistici dello Stato Pontificio, ma rappresenta comunque un modello fondamentale per le successive normative in materia.
Andrea G. De Marchi, “Negozio. Arte e finanza da metà Ottocento”
- Egittomania
A partire dalla fine del II secolo a.C. i Romani iniziarono ad essere fortemente influenzati dalle culture dei paesi nei quali si stavano espandendo. In particolare, oltre alla cultura greca, furono le forme artistiche egiziane ad affascinare la società romana e a contaminarne l’arte. Successivamente nel 30 a.C. l’Egitto diventò ufficialmente una provincia romana e l’egittomania cominciò effettivamente a dilagarsi in tutto l’Impero Romano. Uno dei massimi esempi dell’egittomania romana è la Piramide Cestia, situata vicino a Porta San Paolo, a sud del centro storico di Roma. Il termine “egittomania” è usato per indicare anche le influenze egizie nelle culture e nei paesi successivi a Roma e all’Impero Romano, come nel caso dell’interesse scaturito in europei e americani, durante il XIX secolo, a seguito della campagna d'Egitto di Napoleone Bonaparte.
Anna Anguissola, “La Natura in una stanza. Pitture di giardino, grotte artificiali e paesaggi esotici nelle case di Pompei”
- Ente Nazionale della Moda (ENM)
Istituito in Italia nel 1935 durante il periodo fascista sulla scia delle esigenze del regime di promuovere l’industria della moda e dell’abbigliamento nazionale. Precedentemente, nel 1932, era stato costituito a Torino l’Ente Autonomo per la Mostra Permanente Nazionale della Moda, che aveva lo scopo di coordinare la produzione dell’abbigliamento italiano. Con un decreto legge nel 1935, l’ente assunse una veste istituzionale più ampia divenendo l’ENM, con compiti di coordinamento, promozione e controllo della produzione moda italiana. L’ENM censiva le sartorie italiane, registrando quelle autorizzate e sottoponendole a controlli sulla produzione e sull’italianità dei capi. Aveva il potere di rilasciare una marca di garanzia, una sorta di etichetta che attestava l’effettiva produzione in Italia del capo secondo degli specifici requisiti, la mancanza di tale etichetta comportava l’applicazione di sanzioni. Con il crollo del regime fascista e la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’ente subì modifiche e infine venne progressivamente soppiantato da nuovi organismi.
Sofia Gnoli, “Tra incanti e strategie. Riflessioni sulla moda in Italia tra le due guerre”
- Enthusiasmos
Il termine enthusiasmos viene dal greco antico e significa letteralmente “essere ispirati da un dio”. Nell’antichità, indicava uno stato di estasi creativa o mistica, in cui l’individuo era pervaso dalla forza divina, in particolare da Dioniso o Apollo. Nel contesto artistico, l’enthusiasmos dionisiaco rappresenta quel momento originario, viscerale, in cui l’impulso creativo prende forma. È la scintilla primordiale da cui nasce il gesto dell’arte. Non è ancora opera compiuta, ma è già intuizione potente e urgenza espressiva. Nella pratica delle arti visive – e in particolare nel disegno e nella creazione su carta – l’enthusiasmos si manifesta come slancio iniziale: è la passione che guida la mano dell’artista quando tutto è ancora fluido e incerto. La carta, in questo processo, diventa il luogo della prima rivelazione: non solo supporto materiale, ma spazio mentale. La carta, infatti, non è mai da intendersi come supporto definitivo. È il terreno del dubbio, della riflessione, della meditazione interiore e intellettuale. È lì che l’artista pensa e dove per la prima volta prende forma l’enthusiasmos come principio generativo e propulsivo del fare artistico.
Giovanna Bertazzoni, “Collezionare opere su carta: storia, passione, investimento”
- Epurazione delle statue
L’epurazione delle statue è un’operazione che prevede la rimozione o la distruzione di sculture da parte della popolazione o delle autorità, quando ritenute elementi sgraditi e inappropriati. Un esempio di epurazione delle statue in età contemporanea riportato dalla dottoressa Acidini è rappresentato dai leoni di San Marco a Venezia, oggetto di questa pratica a più riprese nel corso della storia: sia nel 1509 che in tempi più recenti, dopo entrambe le guerre mondiali, nel tentativo di cancellare il simbolo di Venezia dalle città dell’ Ex-Jugoslavia che erano state precedentemente sottoposte al dominio della Repubblica Serenissima. In risposta a queste azioni di epurazione, in alcuni casi vengono eseguite copie di statue originariamente distrutte o abbattute, come nel caso del monumento a Felix Dzerzhinsky a Mosca, “Iron Felix”, demolito nel 1991 dopo il crollo dell’Urss e successivamente ricreato in copia più piccola per preservarne la memoria.
Cristina Acidini, “Le colpe della scultura”
- Epiciclo
Nell’astronomia tolemaica di tipo geocentrico, l’epiciclo è il
piccolo cerchio lungo il quale si immagina che si muova un pianeta.
Il centro di questo cerchio percorre a sua volta una circonferenza
più grande, chiamata deferente, che ha la Terra al centro. Questo
modello veniva utilizzato per descrivere il moto dei pianeti attorno
alla Terra.
Filippo Camerota, La fine del mondo antico: Galileo e il nuovo mondo celeste
- Espressionismo astratto
Movimento artistico statunitense sviluppatosi nel secondo dopoguerra, l’Espressionismo astratto rappresenta il primo fenomeno artistico autenticamente americano ad avere un impatto internazionale, contribuendo a spostare il centro della scena artistica mondiale da Parigi a New York. Nato negli anni ’40 e affermatosi pienamente negli anni ’50, il movimento segna l’ingresso dell’arte statunitense nel mercato e nell’immaginario europeo, fungendo da precursore all’affermazione della Pop Art.
Il termine comprende una varietà di approcci stilistici accomunati dall’enfasi sull’espressione soggettiva, sul gesto pittorico e sull’astrazione totale. Le opere sono spesso di grande formato, con campiture di colore intense, dinamiche e non figurative, ottenute mediante tecniche sperimentali come la colatura, lo sgocciolamento o l’impiego diretto delle mani e del corpo dell’artista. L’Espressionismo astratto si declina principalmente in due filoni: l’action painting, basata sull’energia del gesto pittorico, e il color field painting, focalizzato su grandi superfici di colore piatto e uniforme. In Italia, l’arrivo dell’Espressionismo astratto alla fine degli anni ’50 introduce il pubblico e i collezionisti a un nuovo linguaggio visivo, facilitando la successiva diffusione della Pop Art americana. L’accoglienza di queste opere riflette anche una più ampia adesione culturale, politica ed economica al modello statunitense, che si consolida in particolare all’inizio degli anni ’60.
Francesco Guzzetti, “La de-materializzazione della collezione”
- Etnografia
In ambito coloniale, l’etnografia nasce come descrizione dei popoli “altri”, cioè non europei. Le prime cattedre universitarie dedicate a questa disciplina compaiono nella seconda metà dell’Ottocento, periodo segnato dalle grandi esplorazioni geografiche. Da queste spedizioni giungono in Europa migliaia di oggetti appartenenti a culture lontane: armi, utensili, oggetti di culto, testimonianze di vita quotidiana e pratiche religiose.
Questi materiali arrivano grazie al lavoro (e spesso alle incursioni) di esploratori, missionari, commercianti e militari, e vanno a costituire il nucleo di una nuova tipologia di museo, quello etnografico, nato per illustrare e classificare le culture extraeuropee secondo la visione occidentale del tempo. Le opere d’arte tradizionali vengono analizzate non solo come creazioni estetiche, ma anche come espressioni culturali, ricche di significati simbolici, spirituali e sociali.
Maria Pia Guermandi, “Il museo (de)coloniale”
F:
- Falò delle Vanità
Il “Falò delle Vanità” è stato un evento storico durante il Carnevale del 1497 a Firenze, guidato dal predicatore domenicano Girolamo Savonarola. Durante il Carnevale, solitamente caratterizzato da festeggiamenti lussuosi e sfrenati, Savonarola e i suoi seguaci promossero una campagna morale e religiosa per porre fine a pratiche considerate peccaminose. Raccolsero oggetti di soggetto pagano e li bruciarono in una piramide per purificare la città dal lusso e dalla corruzione morale e invitare le persone a seguire uno stile di vita più umile.
Luca Scarlini, “Bartolomeo della gatta”
- Faraone Seti I
Seti I fu un faraone della XIX dinastia egizia, figlio di Ramses I e padre di Ramses II, uno dei sovrani più noti dell’antico Egitto. Durante il suo regno (circa 1290–1279 a.C.), promosse importanti campagne militari e grandi opere architettoniche, tanto da essere considerato anche un abile progettista, qualità per cui sarebbe poi ammirato da architetti moderni.
Nel XIX secolo, durante le esplorazioni archeologiche in Egitto, fu rinvenuto il suo imponente sarcofago, scolpito in un unico blocco di alabastro traslucido. Il British Museum, pur interessato al reperto, non poté permettersi il prezzo di acquisto, fissato a £2000, l’equivalente del valore di una casa dell’epoca. A quel punto fu l’architetto Sir John Soane, grande estimatore della cultura egizia e del faraone Seti I in particolare, ad acquistarlo nel 1825 per la sua collezione personale. Ammirava Seti I non solo come sovrano, ma anche per il suo ruolo di architetto – un’affinità che Soane sentiva profondamente. Il sarcofago venne collocato in una cripta appositamente progettata all’interno della sua abitazione-museo, oggi il Sir John Soane’s Museum, a Londra, dove ancora si trova.
Will Gompertz “Sir Johm Soane: Made in Italy”
- (il) Fardello dell’uomo bianco
The White Man's Burden (Fardello dell’uomo bianco) è il titolo di una famosa poesia di Rudyard Kipling pubblicata nel 1899 come incitamento per l'uomo europeo a sacrificare la propria vita alla causa positiva della civilizzazione del mondo “barbaro”, in riferimento alle guerre di conquista intraprese dagli Stati Uniti nei confronti delle Filippine. I paesi europei erano considerati all’apice dello sviluppo scientifico, filosofico, industriale e tecnologico, sentendosi così in diritto e dovere di riportare la fiaccola della civiltà dall’Occidente all’Oriente. Questo concetto, che Kipling fa emergere implica che sia compito dei paesi europei portare e diffondere la civiltà, considerandosi gli unici in grado di apprezzare e tutelare i resti dell’antichità classica.
Maria Pia Guermandi, “Il museo (de)coloniale”
- Fedecommesso
Disposizione testamentaria con cui si vincolano i beni ereditari ai propri discendenti per più generazioni in modo da renderli inalienabili, con l’intento di mantenere unità ed integrità del patrimonio ed evitarne la dispersione. I fiduciari del bene in prima istanza hanno l’obbligo di lasciare a loro volta disposizioni testamentarie a favore di un fedecommissario all’interno del ramo familiare, preferibilmente di discendenza diretta.
Si tratta di una pratica molto diffusa in passato che ha fornito documenti interessanti per gli studi di storia della tutela artistica. Alcuni esempi in contesto italiano sono: il fedecommesso Doria Pamphili stipulato da papa Innocenzo X (al secolo Giovanni Battista Pamphili) nel 1651 e quello Borghese istituito da Marcantonio V Borghese nella seconda metà dell’Ottocento.
Il fedecommesso ha rappresentato, pertanto, un vincolo giuridico di fondamentale importanza, che ha contribuito in modo significativo alla conservazione di numerose collezioni private di alto valore artistico tra cui quelle delle famiglie Colonna, Barberini, Torlonia, Albani, Ludovisi, Spada e Pallavicini.
Adottato sin dall’epoca romana, venne abolito sistematicamente a seguito dell’unificazione dell’Italia, con l’entrata in vigore del Codice Civile del 1865.
Andrea G. De Marchi, “Negozio. Arte e finanza da metà Ottocento”
- Fine della storia
“La fine della storia” è uno dei concetti chiave enunciati da Francis Fukuyama all’interno del
saggio, The End of History and the Last Man del 1992, pubblicato in italiano col titolo La fine della storia e l’ultimo uomo. In questo saggio, Fukuyama sostiene che l’umanità abbia raggiunto il culmine del proprio processo di evoluzione sociale, economica e politica e che, a partire dalla fine del XX secolo, si sarebbe aperta una fase finale e conclusiva della Storia.
Simone Verde, “Collezionismo e potere ”
- Fiore azzurro
Il fiore azzurro è per molte culture il simbolo della felicità irraggiungibile. In letteratura ne hanno scritto, fra gli altri, il poeta, filosofo e scrittore tedesco Novalis (1772-1801) nel suo incompleto romanzo di formazione Enrico di Ofterdingen, e il francese Raymond Queneau nel suo I fiori blu del 1965. In francese l’espressione faire le fleur bleu significa “stare tra le nuvole” rimandando ad una sensazione di perdizione dell’animo.
Luca Scarlini, “Il fiore azzurro. Il giardino come opera letteraria”
- Flabello
Mario Iozzo, “Vivi e morti”
-
Flash Art
Flash
Art è una storica rivista di arte contemporanea fondata nel 1967 a
Roma da Giancarlo Politi, considerata una delle pubblicazioni più
influenti per la diffusione e l’analisi critica dell’arte
contemporanea a livello internazionale. Fin dalla sua nascita la
rivista si è configurata come una piattaforma editoriale dedicata
alla documentazione delle pratiche artistiche emergenti, alla
riflessione teorica e al dibattito critico, pubblicando saggi,
interviste, testi curatoriali e dichiarazioni degli artisti. Ancora
oggi, Flash Art continua
a essere un punto di riferimento internazionale per l'arte
contemporanea e cultura visiva pubblicata trimestralmente.
Michele Dantini, "Non rottura. Controstoria dell'arte italiana del secondo Novecento"
- Frombola
Cristina Acidini, “Il David di Michelangelo”
- Fufluna
Mario Iozzo, “Vivi e morti”
- Fuga di Clelia
Riccardo Spinelli, “Donne e governo”
- (la) Fuga di Piero il Fatuo
L’8 novembre 1494, dopo la cessione da parte di Piero de’ Medici della fortezza di Sarzana al re Carlo VIII, scoppiò una rivolta a Firenze. Il partito anti-mediceo e i sostenitori di Savonarola, liberatisi dal carismatico padre di Piero, Lorenzo il Magnifico, saccheggiarono il Palazzo Medici di via Larga, prelevando la “Giuditta e Oloferne” come trofeo di guerra e portandola davanti al portale principale di Palazzo Vecchio. Ecco quindi che la statua di Donatello, inaugurata l’anno domini 1464 nel momento di passaggio di consegne da Cosimo il Vecchio a Piero il Gottoso, passò da essere simbolo della gloria dei Medici a rappresentare il secondo esilio della famiglia, causato dall’omonimo nipote significativamente soprannominato “il Fatuo”.
Cristina Acidini, “Le colpe della scultura”
G:
- (le) Galere di Santo Stefano
Le origini della marina risalgono ai tempi di Cosimo I, che riprese il progetto di una marina da guerra creando una squadra di galee che vennero costruite nell’Arsenale di Pisa, anche grazie ai maestri d’ascia genovesi. Le ingenti somme di denaro che avrebbe richiesto la costruzione della flotta però portarono Cosimo a cedere l’appalto prima al Principe di Piombino, Iacopo VI Appiani, poi a Marco Centurione. Dopo la fine del suo appalto, Cosimo I ebbe l’idea di ispirarsi all’esperienza dell’Ordine Ospitaliero di San Giovanni di Gerusalemme, decidendo di affidare la flotta a un ordine cavalleresco. Così nacque l’Ordine di Santo Stefano. La principale ragione d’essere della flotta toscana era la lotta contro gli infedeli, sia attraverso operazioni militari contro i corsari turco-barbareschi, sia attraverso azioni predatrici contro il naviglio mercantile della Porta e delle Reggenze nordafricane. In entrambi i casi, il bottino consisteva non solo di navi e merci, ma anche di esseri umani. Gli equipaggi e i passeggeri di religione musulmana venivano fatti schiavi e cooptati nelle ciurme.
Sebbene quindi siamo soliti immaginare le battaglie navali dell’antichità come terreno dei popoli d’Oriente, la realtà è che anche nel nostro mediterraneo, davanti alle coste Toscane, le vere protagoniste del mare furono le Galere di Santo Stefano.
Riccardo Spinelli “Donne e governo”
- Ganosis
Mario Iozzo, “Monumentale”
- Giardini cubisti
Il giardino cubista è quel giardino concepito e realizzato sulla linea dell’omonimo movimento artistico d’avanguardia nato agli inizi del ʼ900 in Francia. Il Cubismo nasce come movimento pittorico, caratterizzato da un nuovo modo di rappresentare la realtà. Le figure vengono scomposte in forme geometriche e lo spazio viene rappresentato da molteplici punti di vista. Il giardino cubista segue appunto questi principi e lo si può identificare maggiormente nell’operato dell’architetto americano Gabriel Guevrekian (1892-1970). Guevrekian per i giardini che realizza usa disegni molto regolari divisi in forme geometriche come triangoli e quadrati. Celebre è il giardino cubista di Hyeres che realizzò nel 1924 per Villa Noailles.
Filippo Pizzoni, “Arte e paesaggio nel '900: un dialogo costante, dalle avanguardie alla land art”
- Giardini di Tivoli
Un parco divertimenti inaugurato nel 1871 a Firenze su progetto dell’imprenditore Giacomo Roster nell’ambito del progetto “Viale dei Colli” dell’architetto e ingegnere Giuseppe Poggi. Collocato nell’area subito precedente a Piazzale Galileo, fu realizzato su modello degli omonimi Giardini di Tivoli di Copenaghen, un famoso parco divertimenti situato nel centro della città.
Il fiorentino Giardino di Tivoli ebbe una fortuna breve, inaugurato nel 1871, subì gli effetti dello spostamento della capitale da Firenze a Roma (avvenuto nello stesso anno); rimase in attività sino al 1878, anno in cui ne fu decretato il fallimento. Oltre alle splendide passeggiate era dotato di una serie di chalet che ospitavano servizi di ristoro, giostre ed intrattenimento per ragazzi, l’accesso al giardino avveniva mediante l’acquisto di un biglietto.
Attualmente del Giardino di Tivoli non rimane pressoché nulla, se non il ricordo tramandato dal nome della strada che ne conserva la memoria e dai due ruderi dell’ingresso originario, ancora visibili.
Claudio Paolini, “Firenze 1865: la rivoluzione urbanistica”
- Giardino delle Esperidi
Il giardino delle Esperidi è un luogo leggendario, rappresentato nella mitologia greca come undicesima fatica di Eracle, e come luogo di origine degli agrumi identificati nel melo dai frutti d’oro custodito nel giardino mitologico dalle tre Esperidi. Durante il Rinascimento gli studiosi hanno associato questi frutti d’oro agli agrumi poiché con melone i greci intendevano un frutto sferico in senso generico la cui colorazione dorata ricordava i colori vivaci degli agrumi, molto diffusi nell’Antica Grecia.
Giuseppe Barbera, “Agrumi”
- Giardino paesaggistico
Il giardino paesaggistico o paesistico è quel giardino accuratamente costruito per “imitare la natura”, cioè con l’obiettivo di dare l’impressione di essere un ambiente naturale (già presente così com’è in natura) anche se, in realtà, è stato metodicamente ideato e disegnato. Si fa, quindi, riferimento ad un tipo di progettazione del paesaggio circostante nella quale si è in stretto rapporto con l’architettura, infatti si parla di landscape design e landscape architecture. Un esempio noto di giardino paesistico è il parco di Stourhead situato nel Wiltshire in Inghilterra, ideato dall’architetto Colen Campbell (1676-1729).
Eugenio Pandolfini, “Paesaggio nascosto”
- Giocondo Albertolli
Giocondo Albertolli (1742-1839) è considerato uno dei fondatori del neoclassicismo in Italia ed è stato attivo dalla metà del ’700 fino ai primi dell’800. Ha lasciato un’impronta significativa nell’ambito dell’architettura e della decorazione ed è stato uno degli artisti di maggior rilievo che contribuirono a rendere Milano la cittadella dell’arte neoclassica. Tra i suoi progetti più celebri, si annoverano le decorazioni del Palazzo Reale di Milano e la villa di Monza. Albertolli ha anche istituito la Scuola d’Ornato, dove venivano insegnate le nuove regole dell’ornamento ed ha pubblicato opere destinate a giovani studiosi e appassionati delle belle arti.
Enrico Colle, “Rivoluzione e ritorno all’ordine”
- Giovilabio
Il Giovilabio era uno strumento storico ideato da Galileo Galilei e usato per calcolare i periodi dei satelliti di Giove e per definire la tempistica delle loro eclissi. Durante l’osservazione, la posizione di Giove veniva stabilita grazie a un disco rotante. Al piatto del Giovilabio era collegata un’asta con una lancetta mobile, che serviva a indicare contemporaneamente la posizione della Terra. L’asta rappresentava quindi la direzione Terra-Giove, cioè la linea di vista dell’osservatore, destinata a variare nel tempo.
Filippo Camerota, La fine del mondo antico: Galileo e il nuovo mondo celeste- Giulio Natta
Giulio Natta (1903-1979) è stato un rinomato chimico italiano insignito nel 1963 insieme a Karl Ziegler del Premio Nobel per il loro lavoro nella chimica dei polimeri e sviluppo del processo di polimerizzazione “Ziegler-Natta”. Questo processo ha permesso di sintetizzare la molecola plastica “polipropilene isotattico”, meglio nota come Moplen, che ha rivoluzionato l’industria dei polimeri consentendo la produzione di materiali plastici di alta qualità con controllo preciso sulla loro struttura molecolare e sulle proprietà risultanti. Il suo notevole impatto si riflette ancora oggi in numerose applicazioni industriali.
Enrico Morteo, “Umanissimo infinito”
- Gloriosa Rivoluzione
Con il termine Gloriosa Rivoluzione si indica l’insieme degli eventi politici avvenuti in Inghilterra tra il 1688 e il 1689, che portarono alla destituzione del re cattolico Giacomo II Stuart e all’ascesa al trono di Guglielmo III d’Orange e di sua moglie Maria II Stuart, figlia dello stesso Giacomo. La rivoluzione fu “gloriosa” perché avvenne senza spargimento di sangue significativo e segnò una svolta fondamentale nella storia costituzionale inglese: la monarchia assoluta venne definitivamente limitata e si consolidò la monarchia parlamentare.
In questo contesto ebbe un ruolo centrale il partito degli Whigs, sostenitori della supremazia del Parlamento sul re, della tolleranza religiosa (almeno per i protestanti) e dell’esclusione dei cattolici dal trono. Gli Whigs furono i principali promotori della deposizione di Giacomo II e del sostegno a Guglielmo d’Orange, considerato un difensore del protestantesimo e delle libertà parlamentari.
Adriano Aymonino, “La Gran Bretagna e lo sviluppo del Grand Tour nel primo Settecento”
- Gold Medal for Architecture (Royal Academy)
Riconoscimento assegnato agli studenti di architettura della Royal Academy di Londra, solitamente durante il terzo anno di studi. Il premio, oltre a celebrare le competenze progettuali dei vincitori, offriva loro la possibilità di intraprendere il Grand Tour, un viaggio formativo attraverso l’Europa ‒ in particolare in Francia e Italia ‒ fondamentale per la crescita culturale e artistica degli architetti dell’epoca.
Uno dei più celebri vincitori fu John Soane, che ricevette la Gold Medal nel 1776 per il progetto di un ponte trionfale (Triumphal Bridge), mai realizzato. Grazie a questo riconoscimento, Soane poté viaggiare per tre anni come studente, visitando città d’arte e siti archeologici che influenzarono profondamente la sua visione architettonica.
Will Gompertz, “Sir John Soane: Made in Italy”
- Grand Tour
Il Grand Tour fu un fenomeno culturale settecentesco, strutturato in modo sistematico dai britannici, che ne definirono l'indotto economico, le infrastrutture e i rituali simbolici. I suoi anni fondativi possono essere collocati nei primi trent’anni del Settecento.
Si trattò di un’esperienza di portata continentale, poiché rappresentò il principale veicolo attraverso cui la cultura classica del Mediterraneo venne trasmessa all’Europa settentrionale. La tradizione umanistica italiana fu recepita e rielaborata in Inghilterra, in Francia, in Russia e in molti altri contesti europei.
Le radici del Grand Tour affondano nei pellegrinaggi medievali, che avevano spesso come meta Roma. Con il tempo, ai motivi religiosi e devozionali si affiancarono finalità culturali. Un esempio precoce di questo passaggio è il viaggio compiuto da Brunelleschi e Donatello tra il 1402 e il 1404.
I viaggiatori giungevano in Italia – e in particolare a Roma – per confrontarsi direttamente con l’eredità dell’Antico, per studiarne da vicino le forme artistiche e architettoniche: le rovine, le sculture, i rilievi. Il Grand Tour diventò così una tappa formativa fondamentale per la costruzione dell’identità culturale europea.
Adriano Aymonino, “La Gran Bretagna e lo sviluppo del Grand Tour nel primo Settecento”
- Gradina
È uno strumento in acciaio a forma di scalpello a più denti, che possono essere piatti o a punta. La gradina è utilizzata per lavorare la pietra e nello specifico è uno degli strumenti più adoperati dagli scultori: in principio viene impiegata una gradina con denti più larghi per abbozzare le forme, proseguendo poi con denti progressivamente più sottili per elaborarle. Il risultato ottenuto prende il nome di “gradinatura” e dona alla pietra un effetto di ruvidezza che viene superato dagli scalpelli. Può capitare che gli scultori decidano di lasciare la pietra allo stato della “gradinatura”, al fine di rendere una sensazione materica specifica per alcune parti delle sculture: nella fionda che tiene sulla spalla il David, ad esempio, Michelangelo lavora solo di gradina per lasciare la superficie più ruvida rispetto a quella del volto, così da rendere l’effetto del cuoio della frombola.
Cristina Acidini, “Il David di Michelangelo”
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Grazia (in arte e nel processo creativo)
La grazia nell’arte è una qualità estetica che esprime armonia, leggerezza e naturalezza, dando l’impressione che l’opera sia nata senza sforzo. Non coincide semplicemente con la perfezione tecnica, ma con una bellezza più sottile e viva, capace di unire equilibrio formale, sensibilità e spontaneità. È l’eleganza che rende invisibile il lavoro dell’artista, trasformando la tecnica in naturalezza.
Nel processo creativo, la grazia indica uno stato interiore in cui l’artista crea con fluidità e intuizione, come se l’opera emergesse spontaneamente. In questo stato, spesso associato al flusso creativo, mente, gesto e immaginazione si allineano, permettendo alle idee di svilupparsi con continuità e senza attrito. La grazia nasce quindi dall’incontro tra disciplina e abbandono: il controllo della tecnica e la libertà dell’intuizione.
Michele Dantini, "Non rottura. Controstoria dell'arte italiana del secondo Novecento"- Green Guerillas
Il movimento è stato fondato nei primi anni del 1970 da Liz Christy, Amos Taylor e Martin Gallent ed era costituito da orticoltori, giardinieri e botanici che avevano l’obiettivo di trasformare gli spazi abbandonati di New York in giardini rigogliosi. A seguito della crisi finanziaria del ʼ70 si sentiva la necessità di trasformare queste aree urbane in disuso in dei community gardens (giardini condivisi) e il metodo utilizzato era il cosiddetto guerilla gardening, ovvero un “bombardamento” di semi, solitamente svolto di notte. Ogni cittadino poteva coltivare e prendersi cura del giardino e, oltre a rappresentare uno spazio sociale, serviva anche come effettiva fonte di cibo. Sia il movimento Green Guerillas che il fenomeno dei community gardens hanno acquisito, col tempo, sempre più consensi, diffondendosi in tutto il mondo.
Anna Lambertini “Coltivare suoli urbani. Sul progetto contemporaneo di giardini, paesaggi, spazi aperti”
- Grimod de la Reynière
Alexandre Balthazar Laurent Grimod de La Reynière (1758-1837) è considerato uno dei primi veri critici gastronomici della storia. Proveniente da una famiglia aristocratica parigina, fu un personaggio brillante, eccentrico e dotato di grande spirito satirico. Grimod de La Reynière rivoluzionò il modo di pensare il cibo grazie all’opera “Almanach des gourmands” (pubblicata tra il 1803 e il 1812), una sorta di guida gastronomica ante litteram in cui recensiva ristoranti, prodotti e ricette con uno stile arguto e ironico. Questo lavoro segnò la nascita della moderna critica culinaria. Fu anche organizzatore di celebri cene spettacolari, in cui metteva in scena elaborati rituali conviviali, dimostrando che la gastronomia poteva essere non solo nutrimento, ma anche cultura, estetica e arte sociale. Grazie alle sue opere e alla sua personalità anticonformista, Grimod è ricordato come un pioniere del gusto e della comunicazione gastronomica.
Fabrizia Lanza,“Conzummè. Trasfornazioni gastronomiche in Siciali nei primi decenni dell’Ottocento”
- Gualdrappa
Si tratta di un tessuto di forma rettangolare da posizionare sulla groppa del cavallo durante manifestazioni e parate. Nell’antica Roma aveva un uso pratico come supporto durante la cavalcata. In epoca moderna e contemporanea assunse invece più spesso un carattere ornamentale. Utilizzata come parte del paramento decorativo della cavalcatura, la gualdrappa riportava decorazioni araldiche e motivi simbolici rappresentativi e di appartenenza del cavaliere.
Antonella Nesi, “Memorie in vendita: il mercato antiquario e la cultura del gusto tra XIX e XX secolo”
- Guardaroba
La Guardaroba nelle corti dei palazzi era un elemento essenziale per conservare oggetti come abiti di lusso, tessuti pregiati, oggetti d’arte e cristalli utilizzati durante feste e occasioni speciali. A Firenze nel 1536, con l’ascesa di Cosimo I al potere e il trasferimento della famiglia Medici al Palazzo della Signoria, fu istituita la prima Guardaroba. Questo ambiente, inizialmente situato nella Sala delle Carte Geografiche del palazzo, era dedicato a regolare e organizzare la vita della corte e presentava diversi spazi dedicati alla conservazione degli oggetti, una pratica che rimase in voga fino all’epoca dei Lorena nell’ Ottocento. Nel XVII secolo, i Medici crearono un regolamento specifico per la Guardaroba, stabilendo procedure per il suo funzionamento e per il personale di corte. Questo regolamento diventò un modello seguito anche da Luigi XIV, evidenziando l’influenza e la rilevanza del sistema fiorentino nella gestione delle collezioni per le occasioni di rappresentanza.
Enrico Colle, “Conviti e banchetti”
- Guida Baedeker
La “Guida Baedeker”, conosciuta anche come “Baedeker Guide”, era una serie di guide turistiche pubblicate dall’editore tedesco Karl Baedeker a partire dal XIX secolo. Queste guide fornivano informazioni dettagliate su varie destinazioni turistiche in Europa e nel mondo. Erano popolari tra i viaggiatori dell’epoca e fornivano descrizioni di luoghi di interesse, monumenti, alberghi e altre informazioni utili per i viaggiatori. Sembra che proprio da questo documento Hitler abbia compreso il valore artistico-culturale di Ponte Vecchio e abbia deciso che non sarebbe dovuto saltare in aria durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale su Firenze.
Luca Scarlini, “Bartolomeo della gatta”
H:
- Hagakure
Hagakure, noto anche come “Il codice segreto del samurai”, è un libro scritto dallo studioso Yamamoto Tsunetomo nel XVIII secolo in Giappone. Esso offre una raccolta di aforismi e riflessioni sulla vita e sulla filosofia samurai. Secondo i principi di questo codice, la sconfitta in sé non dovrebbe essere considerata una vergogna o un problema, ma piuttosto un segno di non essere allineati con il flusso degli eventi o con il loro “ritmo generale”, poiché un samurai non deve essere attaccato all’esito delle sue azioni, ma piuttosto accettare ciò che accade con calma e dignità.
Luca Scarlini, “Bartolomeo della gatta”
- Hortus conclusus
L'hortus conclusus è la tipica forma del giardino medievale, nato allo scopo di coltivare piante alimentari e erbe medicinali all’interno dei monasteri e dei conventi. Era uno spazio verde di piccole dimensioni, chiuso da quattro alte mura: da qui il nome latino hortus conclusus che significa "giardino chiuso" o "giardino recintato". Il giardino era diviso in quattro sentieri che si incrociavano al centro, dove era posta una fontana o, più in generale, una vasca d’acqua. La fontana d’acqua era identificativa di una fonte dell’Eterna giovinezza o della Vita. Tutta la struttura del giardino in sé, infatti, simboleggiava il Giardino dell’Eden.
Un esempio di hortus conclusus ben visibile ancora oggi è il giardino all’interno del monastero della Certosa di Firenze.
Eugenio Pandolfini, “Paesaggio nascosto”
I:
- Iconoclastia
Dottrina che nega il culto religioso e l’uso delle immagini sacre.
Nel mondo cristiano, il primo importante movimento iconoclasta fu quello promosso nel 726 dall’imperatore bizantino Leone III, con l’obiettivo di eliminare l’accusa di idolatria che i musulmani rivolsero ai cristiani e dall’altra parte per limitare il potere dei monaci e dei monasteri, dove i fedeli si recavano per venerare, talvolta anche fanaticamente, delle immagini sacre. La dottrina iconoclasta fu promossa dai successori di Leone III, fino ad arrivare all’imperatrice Irene, che si rivolse al papa Adriano I per chiedere la convocazione di un concilio. Il concilio di Nicea del 787 definì l’ortodossia sulle immagini, ma fu solamente con l’impero di Teodora e la deposizione del patriarca iconoclasta Giovanni I (843), che si attuò l’ortodossia.
L’iconoclastia bizantina fu la causa di uno dei più grandi fenomeni di distruzione di opere d’arte: secondo alcune fonti le immagini sacre vennero sostituite da scene di caccia, di battaglia, di circo e di paesaggi abitati da animali; altre fonti riferiscono invece che la sostituzione avvenne in favore di raffigurazioni di carattere simbolico, primariamente la croce, come nell’abside della chiesa di Santa Irene a Istanbul.
La dottrina iconoclasta ritornò con forza nel mondo cristiano con la Controriforma, soprattutto nei suoi esponenti più estremi.
Andrea G. De marchi, “Il divorzio tra pittura e scultura”
- Introduzione al discesismo
“Introduzione al discesismo” è un trattato del 1950 di Carlo Mollino, eclettico architetto e sperimentatore di numerosi campi artistici nonché sportivo appassionato di montagna. Si tratta di un’analisi attenta della tecnica e dello stile di discesa agonistica e dello slalom compresa di foto, schemi e disegni completamente prodotti da Mollino, così come la pubblicazione stessa del libro.
Enrico Morteo, “La forma della tecnica”
K:
- Kanon
Mario Iozzo, “Monumentale”
- King Kong
Marco Sammicheli, “La dispensa del Novecento. Meraviglie di design”
- Klìne
Anna Anguissola, “I Mangiacarne”
- Kòmos
Lungo il tragitto i partecipanti, infatti, erano accompagnati dalla “commedia”, ovvero scherzi che hanno poi dato origine alla commedia odierna.
Mario Iozzo, “Ebbrezza. Dioniso, il vino e l’edera”
- Koùroi e Kòrai
Mario Iozzo, "Monumentale"
- Kunstwollen
Si tratta di un’espressione già esistente nel gergo lessicale tedesco del XIX secolo a cui venne attribuito un significato teorico e sistematico dalla figura di Alois Riegl (1858-1905), studioso esponente della scuola viennese di storia dell’arte.
Riegl fece del kunstwollen il concetto fondativo della sua visione artistica esponendone l’applicazione all’interno dei due volumi: Stilfragen (pubblicato nel 1893 e poi tradotto in italiano nel 1963 con il titolo: Problemi di stile) e Spätrömische Kunstindustrie (pubblicato nel 1901 e poi tradotto in italiano nel 1953 con il titolo: L’industria artistica tardoromana).
Con questo termine Riegl indica essenzialmente il gusto predominante di un periodo storico o di un singolo artista; l’arte è espressione del mondo circostante, della società e dell’artista che la realizza, un documento storico e sociale.
Andrea G. De Marchi, “Negozio. Arte e finanza da metà Ottocento”
- Kuttrolf
Il kuttrolf era un affascinante versatoio del XVI e XVII secolo, caratterizzato da un collo composto da canne intrecciate e una bocca piegata che permetteva di versare liquidi in modo elegante e controllato. Tuttavia, ciò che rendeva questo versatoio veramente unico era il suo effetto musicale: mentre il liquido fluiva attraverso le canne, produceva piacevoli melodie che allietavano i partecipanti delle mense e delle tavolate. La magia di questa innovazione divenne così popolare che persino a Firenze, nel 1604, venne realizzata una Bichierografia da Giovanni Maggi. Oggi, i kuttrolf originali sono considerati pezzi rari e preziosi per i collezionisti di antiquariato e gli appassionati di storia dell’arte.
Enrico Colle, “Conviti e banchetti”
L:
- La fortuna dei primitivi
Da queste premesse prende avvio la mostra La fortuna dei primitivi. Tesori d’arte dalle collezioni italiane fra Sette e Ottocento (Galleria dell’Accademia, Firenze, giugno 2014 – dicembre 2014), che proponeva un percorso introspettivo sul collezionismo in Italia tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo.
Luca Mattedi, “La fortuna dei primitivi a Firenze e in Toscana fra Sette e Ottocento”
- Lampada ad arco, AEG
Prima di Beherens, il vertice estetico del punto luce era il lampadario e nella sua decorazione si misuravano le abilità dell’artigiano; principio che inizialmente venne confermato anche con l’introduzione della luce elettrica, che comportò solamente la sostituzione delle candele con le lampadine.
Con le sue invenzioni, di cui la lampada ad arco è una delle più celebri, l’industrial designer tedesco presenta sul mercato una nuova visione estetica, in cui la forma non è più soggetta esclusivamente al dominio dell’aspetto decorativo, ma presenta una sintesi tra questo e una nuova serie di nuovi elementi che corrispondono, invece, ad un linguaggio di tipo tecnico-funzionale.
Enrico Morteo, “Volumi di luce”
- Lampada Emeralite
Enrico Morteo, “Scolpire il buio”
- Lampada Fortuny Moda di Mariano Fortuny y Madrazo
Dalla lampada nacque un nuovo sistema dell’illuministica dei palcoscenici, che dopo il suo esordio nel 1906 al teatro della contessa Béarn a Parigi, si diffuse in molti altri teatri europei.
A partire dalla base, la Fortuny viene concepita attraverso una sintesi delle conoscenze che Mariano aveva nelle diverse arti da lui praticate, come ad esempio la fotografia, che influenzò nel disegno la piantana a treppiede della lampada, con la gamba centrale regolabile. Su questa si innesta una struttura ad arco, orientabile, che funge da supporto per il paralume ombrelliforme rivestito nella struttura da un telo in cotone; l’innovazione si concretizzò nell’ inversione del tradizionale paralume, rendendolo ribaltabile.
Enrico Morteo, “Scolpire il buio”
- Lampada Tizio di Richard Sapper
Nel 1972 entrò in produzione l’iconica lampada Tizio, con il generatore alla base che da stabilità alla struttura e porta la corrente ad una bassa intensità, 12 volt, evitando la folgorazione in caso di contatto; questo permise di non ricorrere all’utilizzo di ingombranti cavi, giocando tutto su due bracci leggeri tenuti in equilibrio da contrappesi.
La lampada si compone infine di una testa molto piccola, grazie all’utilizzo di una lampadina alogena a bassa tensione; dal 2005, questa è stata sostituita con la lampadina a LED. Il nome "Tizio" nacque dalla fantasia di Ernesto Gismondi, che vedendo il talento di Sapper immaginò un’ estensione di gamma con prodotti che si sarebbero dovuti significativamente chiamare “Caio” e “Sempronio”.
Enrico Morteo, “Scolpire il buio”
- Lampade Taraxacum e Viscontea di Achille e Pier Giacomo Castiglioni
Enrico Morteo, “Scolpire il buio”
- Lanital
Sofia Gnoli, “Tra incanti e strategie. Riflessioni sulla moda in Italia tra le due guerre”
- Legge livornina
Riccardo Spinelli , “Donne e governo”
- Les Choses
Laura Lombardi, "La collezione come forma d'arte"
- Les plaisirs de l’ile enchantée
Les Plaisirs de l’île enchantée (“I piaceri dell’isola incantata”) fu un sontuoso spettacolo di corte tenutosi a Versailles nel 1664, organizzato da Luigi XIV per celebrare il completamento delle prime fasi delle opere di ampliamento del Palazzo di Versailles. La festa fu frutto della commistione operata da Molière tra le sue stesse opere, “L’Orlando furioso” e “La Gerusalemme liberata”, data per presentare a corte la giovane e talentuosa attrice Madeleine Béjart, nota anche come Mademoiselle de Lye. Le musiche furono orchestrate da Jean-Baptiste Lully, maestro della musica di camera alla corte. La festa durò cinque giorni e fu espressione del lusso e dell'opulenza della corte di Luigi XIV rafforzando il prestigio di Versailles come centro del potere politico e culturale della Francia sotto il suo regno. Fu uno delle celebrazioni più iconiche dell'epoca del Re Sole.
Enrico Colle, “Conviti e banchetti”
- Lucertole del Bernini
Nel “Baldacchino” della Basilica di S. Pietro, commissionato da papa Urbano VIII nel 1624, Gian Lorenzo Bernini inserisce sulle colonne 3 lucertole.
Questo animale, nella simbologia cristiana, incarna l’immagine della Resurrezione, in virtù del suo mutamento di pelle e della sua capacità di rigenerare la coda.
Anche la posizione delle lucertole nel “Baldacchino” ha un preciso significato: quella orientata verso il sole, rappresenta la contemplazione di Dio; la seconda tiene in bocca uno scorpione, la cui coda viene descritta nell’Apocalisse come uno strumento per infliggere sofferenza agli uomini; l’ultima si trova vicino al crocifisso e alle 3 medaglie raffiguranti San Paolo, San Pietro e la Porta del Giubileo.
Ad oggi non è chiara la tecnica impiegata dal Bernini per la realizzazione di queste lucertole: all’ipotesi che si tratti di calchi dal vero, fa da contraltare quella secondo cui gli animali furono inseriti direttamente nella colata di bronzo.
È anche attraverso questi dettagli, carichi di significati religiosi, che Bernini ottempera al ruolo a cui sono chiamati dalla Chiesa gli artisti barocchi: sbalordire e meravigliare l’osservatore, coinvolgendolo emotivamente e spiritualmente, per allontanarlo dai movimenti anti-ortodossi della Controriforma.
Andrea G. De marchi, “Il divorzio tra pittura e scultura”
- Luigi Manini
Scenografo, architetto e pittore italiano, noto soprattutto per la sua attività in Portogallo. Lavorò per molti anni come scenografo al Teatro alla Scala e successivamente al Teatro Nazionale di Lisbona. Come architetto è ricordato in particolare per il progetto della Quinta da Regaleira a Sintra, uno dei complessi più iconici del Paese, dove combinò elementi neogotici ed esoterici. La sua opera unisce sensibilità teatrale, immaginazione simbolica e gusto per l’architettura storicista.
Luca Scarlini, “Egittomania”
M:
- Macchie solari
Filippo Camerota, La fine del mondo antico: Galileo e il nuovo mondo celeste
- Madame de Pompadour
Jeanne-Antoinette Poisson, marchesa di Pompadour (1721-1764), fu l’amante ufficiale di Luigi XV dal 1745 e rimase in carica anche quando il re non la frequentò più. Ebbe una notevole influenza su arti, moda, musica e teatro dettando lo stile della prima metà del XVIII secolo e fu sostenitrice delle idee illuministe, proteggendo Voltaire e Diderot e favorendo la pubblicazione dell Encyclopédie.
Enrico Colle, “Rivoluzione e ritorno all’ordine”
- Marmo pavonazzetto
Il marmo pavonazzetto, chiamato anche frigio, è una tipologia di marmo bianco che presenta delle venature di colore rosso-violaceo che riprendono il colore della coda del pavone e per questo “pavonazze”. Questo marmo, che ebbe una grandissima diffusione nell’antica Roma a partire dal periodo augusteo tanto da diventarne uno dei più apprezzati, è originario di una regione dell’Asia Minore: la Frigia, attuale Egea. L’utilizzo di questo marmo era destinato a pavimenti, colonne e ornamenti, ma anche alla statuaria: ne sono un esempio le sculture provenienti dal Foro di Traiano reimpiegate nell’Arco di Costantino, raffiguranti i cosiddetti Daci prigionieri.
Anna Anguissola, “Collezionare imitazioni: la fortuna della scultura greca a Roma”
- Marsia
Marsia, secondo la mitologia greca, è un satiro di origine frigia che un giorno trovò l’Aulos: un flauto a doppia ancia inventato da Atena e gettato via dalla dea perché adirata per la deformazione che le provocava alle guance mentre lo suonava. Una volta raccolto il satiro iniziò a suonarlo, diventando abilissimo, tanto da sfidare Apollo in una gara che confrontasse l’Aulos alla lira suonata dal dio. Dalla sfida uscì vittorioso Apollo, che fece scorticare vivo Marsia appendendolo ad un albero, punendolo per la sua superbia nell’averlo sfidato. In questo modo si compì la maledizione inizialmente scagliata da Atena contro chiunque avesse raccolto il flauto da lei buttato. L’origine di questo mito risale all’antica Grecia, per poi approdare al mondo romano grazie a Livio e Ovidio. Quest’ultimo citò l’episodio nelle sue Metamorfosi, arrivando ad ispirare anche Dante stesso, che lo ricorda nel canto I del Paradiso.
Anna Anguissola, “Collezionare imitazioni: la fortuna della scultura greca a Roma”
- Monte di Pietà
Istituzione finanziaria senza scopo di lucro nata in epoca tardo-medievale con lo scopo di elargire piccoli prestiti monetari. Nata dall’iniziativa di alcuni frati francescani in contesto perugino, aveva come scopo quello di contrastare l’usura, sottrarsi agli istituti di credito ebraici e offrire supporto ai meno abbienti.
La diffusione di questi istituti di credito fu rapida in tutta Italia, già nel XV secolo vediamo la comparsa di Monti di Pietà nelle città di Ferrara, Firenze, Mantova, Napoli e Roma. Il prestito avveniva su pegno, con interessi molto bassi e più favorevoli delle condizioni di mercato. La longevità di questi istituti fu sostenuta anche dalle donazioni e dai lasciti di carità pubblica, oltre che dalle ingenti ricchezze accumulate dagli ordini monastici che ne sostennero la nascita.
Tra il XVII e il XIX secolo molti Monti di Pietà si laicizzarono e vennero pian piano assimilati da sistemi bancari statali o municipali.
Andrea G. De Marchi, “Negozio. Arte e finanza da metà Ottocento”
- Mostra della pittura italiana del Sei e Settecento in Palazzo Pitti
Il 20 aprile del 1922, si inaugurò a Firenze la prima, grande mostra della pittura italiana del Seicento e del Settecento. Fu un evento memorabile che celebrò l’identità nazionale e l’orgoglio patriottico italiano, per la prima volta, attraverso la produzione pittorica dei due secoli meno studiati dalla critica nazionale e internazionale. Questa mostra, che raccolse più di mille opere d’arte, tra cui i grandi capolavori di Caravaggio, e anche molti prestiti stranieri, introdusse al mondo questo periodo dell’arte italiana come capitolo essenziale della storia dell’arte europea e in particolare di Caravaggio aprendone la strada agli studi accademici in Italia e all’estero.
Keith Christiansen, “Caravaggio in America”
- Mount alla Mariette
Modo caratteristico di presentare disegni e stampe, ispirato alla montatura ideata da Pierre-Jean Mariette (1694–1774), celebre collezionista, incisore e mercante d’arte francese del XVIII secolo. La mount – ovvero la cornice cartacea che incornicia il foglio entro un passepartout – è generalmente realizzata con una carta blu-grigiastra detta "carta da zucchero", divenuta una cifra distintiva del gusto mariettiano. Inoltre Mariette era solito apporre nelle mount anche il suo timbro: una M racchiusa in un cerchio, simile al simbolo del copyright. Sebbene nel Settecento inglese si sperimentassero cornici cartacee di colori vivaci – arancioni, verdi, blu scuro – la Mount alla Mariette si è affermata come standard di riferimento per l’esposizione e la conservazione di disegni, in particolare di epoca impressionista e moderna, grazie alla sua sobria eleganza e all’autorevolezza storica.
Giovanna Bertazzoni, “Collezionare opere su carta: storia, passione, investimento”
O:
- Ocra rossa
Mario Iozzo, “Monumentale”
- Officina ferrarese
Il caso dell’Officina ferrarese ci mostra come nella storia dell’arte esistano delle espressioni particolarmente felici, coniate da menti illustri, che nel linguaggio odierno richiamano immediatamente dei concetti, dei contenuti e delle correnti artistiche significative; infatti, Officina Ferrarese richiama quel preciso contesto a cui fa riferimento Longhi. Altri esempi attinenti possono essere rappresentati da espressioni come “I Primitivi” e “Pittura di Luce”.
Luca Mattedi, “La fortuna dei primitivi a Firenze e in Toscana fra Sette e Ottocento”
- Oinochoe
Grazie ad alcune iconografie riportate su altre forme vascolari, sappiamo che il principale utilizzo delle oinochoe era riservato ai riti del Simposio e del kòmos.
Mario Iozzo, “Vivi e morti”
- Olivetti Valentine
Marco Sammicheli, “La dispensa del Novecento. Meraviglie di design”
- Omega Workshops
Luca Scarlini, “Il fiore azzurro. Il giardino come opera letteraria”
- Orologio astronomico
Un orologio astronomico è un apparecchio che va oltre la semplice indicazione dell'ora. È equipaggiato con specifici meccanismi e quadranti capaci di visualizzare informazioni astronomiche precise per il momento esatto indicato dall'orologio, come la posizione del Sole o di alcuni pianeti del Sistema Solare nel cielo, le fasi lunari, una mappa stellare rotante con le costellazioni in movimento e altre informazioni simili. I modelli più avanzati presentano un’indicazione, attraverso un particolare puntatore, delle eclissi sia lunari che solari. Oggi ne esistono ancora alcuni esemplari funzionanti, ma hanno soprattutto valore storico più che pratico.
Filippo Camerota, La fine del mondo antico: Galileo e il nuovo mondo celeste- Ostilio Ricci
Mentre, sia a Firenze che a Pisa, Ricci impartì le prime lezioni di matematica e geometria a Galileo Galilei, facendogli altresì conoscere le opere di Archimede, risvegliando i suoi veri interessi. Così, sotto consiglio di Ricci e col permesso del padre (saggiamente ravveduto dal Ricci), Galileo passò dagli studi di medicina a quelli di matematica e fisica e pochi anni dopo, nel 1587, Ricci fu già in grado di raccomandarlo per la cattedra di matematica all’Università di Bologna.
Filippo Camerota, “Da Vespucci a Galileo: mecenatismo e collezionismo scientifico alla corte dei medici”
P:
- Paesaggio sonoro
Spesso il termine paesaggio sonoro viene usato per indicare anche rumori e suoni non naturali, cioè generati dalle costruzioni dell’uomo, come quelli udibili negli ambienti urbani che, nella maggior parte delle volte, presentano casi d’inquinamento acustico.
Eugenio Pendolfini, “Paesaggio nascosto”
- Palazzo Baroncelli
Riccardo Spinelli, “Donne e governo”
- Palazzo Enciclopedico
Laura Lombardi, “La collezione come forma d'arte”
- Pando
Giovanni Morelli, “Alberi, alberi, alberi...”
- Parchi di sculture
Filippo Pizzoni, “Arte e paesaggio nel ’900: un dialogo costante, dalle avanguardie alla land art”
- Parco Massari
Giovanni Morelli, “Alberi, alberi, alberi...”
- Parterre
Il parterre, termine francese che significa letteralmente “al suolo”, è una tipologia di giardino nata in Francia nel XV secolo e sviluppatasi nel corso del XVII secolo, diffondendosi in tutta Europa. Costruito su una superficie piana, è costituito da un insieme di aiuole disposte in modo geometrico e preciso con spazi vuoti che vengono solitamente riempiti con piccole siepi o fiori dalla funzione decorativa.
Filippo Pizzoni, “Il giardino alla ‘moda’. Reciproche influenze fra l'Italia e l'Inghilterra”
- Pensionante del Saraceni
Il Pensionante del Saraceni, così chiamato da Roberto Longhi che lo introdusse alla critica nel 1943, è stato un artista francese del primo Seicento, ascrivibile alla sfera caravaggesca, il cui nome vero rimane ancora oggi ignoto. Fu lo stile somigliante a quello del pittore veneziano Carlo Saraceni che indusse il grande critico d’arte a definire l’artista francese “Pensionante”, a rimarcare la vicinanza alla sfera artistica e d’influenza del Saraceni senza per questo attribuirgli un ruolo di suo alunno.
Nonostante i numerosi studi, l’unica ipotesi consolidata è che il Pensionante fosse di nazionalità francese, poiché lo stile generale delle sue opere lo avvicina alla pittura francese coeva. È grazie all’alta qualità della sua pittura che, quando gli studi su Caravaggio erano ancora ad uno stadio iniziale, le sue opere venivano in prima battuta attribuite al grande pittore, ne è un esempio Il Fruttivendolo, che venne acquistato dal Detroit Institute of Arts nel 1937 proprio come opera di Caravaggio.
Keith Christiansen, “Caravaggio in America”
- Peota
Anche detta “pedota” o “peata” si tratta di una robusta imbarcazione lagunare veneziana a fondo piatto. Utilizzata in laguna per assistere a parate, seguire cerimonie doganali o per spostamenti di passeggeri di rango elevato. Condotta da otto vogatori e dotata di cabina per proteggere gli ospiti si presentava spesso con decorazioni sullo scafo la cui preziosità e complessità erano direttamente legate al ceto sociale dei proprietari. Esempio di estremo sfarzo è quella fatta realizzare nel 1730 da Carlo Emanuele III di Savoia Re di Sardegna, attualmente Conservata al Museo Civico di Palazzo Madama di Torino.
Enrico Colle, “Esotici splendori. Influenze orientali sulle decorazioni in Europa dal Seicento allʼOttocento”
- (la) Piagnona
Riccardo Spinelli, “Il Committente invadente”
- Pianelle
Si tratta di una tipologia di calzatura il cui aspetto, soprattutto nei secoli passati, variava molto, per materiali, tecniche di produzione e usi. Le classi popolari utilizzavano modelli più semplici creati a partire da materiali meno pregiati spesso con assenza di tacco. Le classi sociali più agiate invece sfoggiavano modelli creati a partire da materiali costosi e raffinati dai colori vivaci, con la presenza spesso di decorazioni a ricamo e talvolta inserti in pietre e metalli preziosi.
Antonella Nesi, “Memorie in vendita: il mercato antiquario e la cultura del gusto tra XIX e XX secolo”
- “Piantare in Naxos”
Una delle possibili origini di questo modo di dire è la storia di Arianna e Teseo, dell’antica mitologia greca.
Arianna, figlia del re Minosse di Creta, si innamorò di Teseo, eroe ateniese, e lo aiutò fornendogli un filo magico che gli permettesse di trovare l’uscita dal labirinto dopo aver sconfitto il Minotauro. Teseo seguì il consiglio di Arianna, sconfisse la bestia, fuggendo con lei dall’isola di Creta. Tuttavia, durante il viaggio di ritorno ad Atene, Teseo la sedusse e abbandonò sull’isola di Naxos o Nasso, senza una spiegazione o un motivo apparente. Da qui l’origine, discussa e non ancora unanimamente determinata, del termine “piantare in asso”.
Mario Iozzo, “Ebbrezza. Dioniso, il vino e l’edera”
- Pifaro medievale
Patricia Lurati, “Animali ‘maravigliosi’: descrivere l’ignoto.”
- Pitzhanger Manor
L’edificio rappresenta un’importante testimonianza del linguaggio architettonico di Soane, in cui si mescolano rigore classico e invenzione personale. La facciata principale è ispirata chiaramente all’Arco di Costantino di Roma, che Soane aveva studiato durante il suo viaggio in Italia. Questo riferimento classico viene però reinterpretato in chiave originale, secondo uno stile che diventerà distintivo del suo lavoro.
Will Gompertz, “Sir John Soane: Made in Italy”
- Porrettana
In funzione ancora oggi, rappresenta un viaggio alternativo che consente di scoprire un territorio ricco di beni paesaggistici.
Claudio Paolini, “Firenze 1865: la rivoluzione urbanistica”
- Postcolonialismo
Concentrandosi sull'impatto fisico, economico e mentale dello sfruttamento delle popolazioni e delle loro terre, non si limita al “dopo” la colonizzazione in senso temporale, ma guarda a come le strutture di potere, le narrazioni e le identità culturali siano state plasmate o distorte dalle logiche di dominio e come continuino ancora oggi a influenzare il mondo.
Maria Pia Guermandi, “Il museo (de)coloniale”
- Propeller paintings
Francesco Guzzetti, “La de-materializzazione della collezione”
- Protome
Anna Anguissola, “I Mangiacarne”
- Protreptikos
Clemente qui cerca di dimostrare la superiorità della dottrina cristiana rispetto alla filosofia e alle religioni pagane dell’epoca.
Mario Iozzo, “Ebbrezza. Dioniso, il vino e l’edera”
Q:
- Quattro santi in tre atti
Keith Christiansen, “Caravaggio in America”
R:
- Reggente del Granducato di Toscana
Riccardo Spinelli, “Donne e governo”
- Rintelatura
La rintelatura, nota anche come foderatura, è una procedura di restauro comunemente eseguita su dipinti su tela. Questa operazione mira a stabilizzare la tela di un dipinto mediante l’applicazione di una nuova tela utilizzando materiali adesivi specifici. I metodi impiegati variano in base alla composizione dei diversi strati del dipinto, compresi la tela, la preparazione e il colore, ma sono progettati per preservare le caratteristiche superficiali come le pennellate in rilievo e gli effetti dovuti all’invecchiamento naturale dell’opera, come le piccole crepe (craquelure). I metodi più comuni di rintelatura includono l’uso di paste a base di cera-resina o materiali sintetici.
Andrea G. De Marchi, “Arte: spirito senza corpo”
- Rocaille
Con il nome rocaille a partire dagli inizi del Seicento in Francia, e successivamente nel resto d’Europa, si indica un tipo di decorazione dei giardini caratterizzato da forme intricate e sinuose ispirate al mondo minerale, vegetale e animale. L’etimologia della parola francese “rocaille”, infatti, può essere ricondotta alla radice “roc” che significa “roccia” e che fa riferimento all’imitazione di grotte, conchiglie e pietre tipica di questo stile. Dal Settecento in poi questo genere decorativo si è diffuso anche nell’arredamento diventando parte integrante del rococò.
Enrico Colle, “Rivoluzione e ritorno all’ordine”
- Rococò
Il rococò è uno stile decorativo che si afferma in Europa nella prima metà del Settecento con l’ascesa di Luigi XV al trono di Francia. Rappresenta una fase evolutiva del sontuoso Barocco, che aveva dominato l’opulenta decorazione di corte durante il regno di Luigi XIV. Questo stile, infatti, si distingue per la sua leggerezza compositiva e luminosità cromatica, e riflette i cambiamenti culturali e filosofici dell’epoca, associati all’Illuminismo.
Enrico Colle, “Rivoluzione e ritorno all’ordine”
- Roerich Pact
Il Roerich Pact è un trattato internazionale per la protezione e difesa degli oggetti culturali firmato il 15 aprile 1935 dai rappresentanti degli Stati americani nello Studio Ovale della Casa Bianca. Il Roerich Pact ha avuto un ruolo molto importante nella formazione di un dibattito per la regolamentazione del diritto internazionale nel settore della protezione e salvaguardia del patrimonio culturale in caso di conflitto armato, poiché il patto dichiarava che tutti i siti culturali dovevano essere considerati neutrali in tempo di pace e di guerra. L’origine di questo trattato si rintraccia nel pittore e filosofo russo Nicholas Roerich (da cui prende il nome) che durante degli scavi nella provincia di San Pietroburgo nel 1899, iniziò a sottolineare la necessità di proteggere i monumenti artistici e culturali in quanto riproduzione della visione del mondo degli antichi.
Luca Scarlini, “Logica della fine: o della scomparsa delle collezioni”
- Ruberie napoleoniche
Con l’espressione ruberie napoleoniche, più propriamente spoliazioni napoleoniche, si intende quel fenomeno di saccheggio sistematico di opere d’arte compiuto dall’esercito francese su ordine di Napoleone Bonaparte, durante le campagne militari in Europa.
Il paese più colpito da queste confische fu l’Italia nel periodo tra il 1796 e il 1800 che coincide con le Campagne d’Italia. Le requisizioni, spesso giustificate con trattati di pace o di armistizio (Tolentino 1797, Campoformio 1797), prevedevano il trasferimento delle opere dal luogo di conservazione sino a Parigi per andare a confluire nel Muséum Central des Arts, divenuto Louvre soltanto nel 1815 a seguito della caduta di Napoleone.
Figura centrale nel fenomeno delle spoliazioni fu Dominique Vivant Denon che, nominato da Napoleone direttore generale del Louvre, forniva, insieme ad altri studiosi, le informazioni artistiche necessarie circa le opere da confiscare, rendendo questi avvenimenti dei veri e propri fenomeni sistematici. Le ruberie non furono operate solo da agenti statali o militari francesi, videro anche il coinvolgimento di privati come collezionisti d’arte, antiquari e mercanti d’arte che approfittarono della situazione per un loro tornaconto personale. Dopo la sconfitta di Napoleone furono restituite molte delle opere confiscate ma ancora oggi sono aperte richieste di restituzione mai concluse.
Andrea G. De Marchi, “Negozio. Arte e finanza da metà Ottocento”
S:
- Sacco di Mantova
Il sacco di Mantova avvenne il 18 luglio 1630 ad opera dei lanzichenecchi, mercenari al soldo dell’Imperatore Ferdinando II d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, che intervenne in merito alla guerra di successione ai Ducati di Mantova e del Monferrato. Con l’ingresso delle truppe imperiali all’interno della città ebbe inizio per Mantova il periodo più buio della sua storia: il duca di Mantova fu costretto ad abbandonare la città con la sua famiglia, mentre il Palazzo Ducale venne depredato di tutti i suoi tesori artistici; la città venne messa a ferro e fuoco con l’uccisione e la tortura dei cittadini. La furia di distruzione e rapina colpì anche la biblioteca che si vide defraudata della vasta raccolta di manoscritti rarissimi e pregiatissimi. L’episodio del sacco di Mantova, assieme alla svendita della Celeste Galeria ad opera di Vincenzo II Gonzaga nel 1627, furono i due episodi che sancirono la fine e la dispersione dell’enorme collezione artistica messa insieme dalla dinastia.
Luca Scarlini, “Logica della fine: o della scomparsa delle collezioni”
- Sacro Monte di Varallo
Il frate francescano Bernardino Caimi, alla fine del XV sec., progettò la realizzazione di questo complesso devozionale, con l’obiettivo di consentire ai fedeli di vivere l’esperienza del pellegrinaggio in Terrasanta, che in quel periodo era difficile da compiere a causa della minaccia turca.
Questa “Nuova Gerusalemme” si articola in una serie di cappelle, in cui vengono ricreati i luoghi e gli episodi emblematici della vita di Gesù attraverso la pittura e la scultura. Le sculture si ispirano alla verità naturale umana, ricercata attraverso la policromia delle superfici e i dettagli reali, come barbe e capelli veri. Perseguendo la prospettiva della verosimiglianza, viene portata ai massimi vertici la potenza mimetica, emotiva e suggestiva della scultura, maggiore rispetto a quella della pittura, sottolineandone il valore didattico.
La decorazione è in linea con il modo di pregare del ’500 e in particolare con la predicazione francescana, basata sul coinvolgimento emotivo del fedele, portato ad immedesimarsi nella figura di Cristo e nella sua passione.
In forza di queste immagini e della sua posizione, il Sacro monte di Varallo incarna altresì il ruolo di difensore dalle istanze protestanti, in questo caso soprattutto dai calvinisti, sostenitori dell’iconoclastia, che si erano radicati nella vicina Svizzera.
Andrea G. De marchi, “Il divorzio tra pittura e scultura”
- Saggio sul gusto
Pubblicato postumo nel 1757 nel Tomo VII dell’Encyclopedie, questo breve saggio di Charles Louis de Montesquieu, riflette fra l’altro sui piaceri della sorpresa, affermando che quando si sperimenta qualcosa di inaspettato, si crea un desiderio di cercare costantemente nuovi spunti decorativi e stimoli visivi. Enrico Colle fa riferimento allo scritto di Montesquieu parlando dello stile rococò che pervase lo spirito del XVIII secolo in cui la società era costantemente alla ricerca di nuove emozioni e stimoli. Il rococò mirava infatti a raggiungere la meraviglia dell’osservatore attraverso l’esibizione di nuove forme decorative e l’uso di linee sinuose, che si allineavano con l’idea di Montesquieu della ricerca ininterrotta di nuove esperienze visive.
Enrico Colle, “Rivoluzione e ritorno all’ordine”
- Sansone patagonico
Pseudonimo da artista di Giovanni Battista Belzoni, uomo dalle straordinarie doti fisice, alto più di 2 metri e dalla stazza muscolosa, si esibiva all’interno di teatri e circhi londinesi dando forza della sua potenza, sollevando una piramide umana che poteva arrivare anche a 10 persone. Belzoni non fu solo uomo di spettacolo, divenne anche uno degli esploratori più famosi dell’antico Egitto, si dedicò anche all’archeologia esplorando la Valle dei Re, fu tra i primi europei ad entrare nella piramide del faraone Chefren.
Luca Scarlini, “Egittomania”
- Sedia Cantilever
La sedia Cantilever, progettata dall’architetto Mart Stam nel 1926, è un tipo di sedia che si basa sul principio della leva e del bilanciamento. Il termine “cantilever” deriva dall’inglese e indica un tipo di struttura con mensole sporgenti. Questo modello è, infatti, caratterizzato dall’ assenza di gambe anteriori visibili e una base a slitta o a forma di “C” che si estende sotto il sedile, creando un effetto di sospensione. Questo design consente al sedile di sembrare come se stesse fluttuando nel vuoto.
Enrico Morteo, “La forma della tecnica”
- Servizio di credenza
Il “servizio di credenza” era un’antica pratica di cerimoniale culinario molto diffusa nelle corti nobiliari italiane (incluse quelle siciliane) tra il Medioevo e l’età moderna. La credenza era un mobile o un ambiente dove venivano custoditi e preparati cibi e stoviglie preziose, ma il servizio di credenza era soprattutto un rituale: un momento scenografico in cui venivano presentati a tavola dolci, frutta candita, confetture, sorbetti, vini aromatici e altre delizie alla fine del banchetto, una sorta di show gastronomico spettacolare e teatrale, un modo per il padrone di casa per ostentare raffinatezza, ricchezza e potere. Nelle corti aristocratiche siciliane, il servizio di credenza spesso includeva cibi come: martorana, confezioni di zucchero e mandorla, dolci conventuali, sorbetti alla neve dell’Etna o dei Nebrodi, frutta sciroppata o candita. La Sicilia, essendo un crocevia culturale, aveva una tradizione dolciaria molto sviluppata, quindi il servizio di credenza diventava un vero e proprio spettacolo finale del banchetto.
Fabrizia Lanza,“Conzummè. Trasfornazioni gastronomiche in Siciali nei primi decenni dell’Ottocento”
- Sidonie-Gabrielle Colette
Fu una delle più importanti scrittrici francesi del XX secolo, nota semplicemente come Colette. Autrice dei celebri romanzi della serie Claudine e del raffinato Gigi, esplorò nei suoi libri temi come l’identità femminile, il desiderio, la libertà personale e la natura, con uno stile elegante e sensuale. Fu anche attrice e giornalista, oltre che una figura anticonformista nella vita culturale parigina. Nel 1945 divenne la prima donna a entrare nell’Académie Goncourt e, alla sua morte, fu la prima donna in Francia a ricevere funerali di Stato per meriti letterari.
Luca Scarlini, “Egittomania”
- Simposiarca
Il simposiarca aveva il compito di organizzare il banchetto e assicurarsi che tutto si svolgesse in modo ordinato e armonioso. Era responsabile della scelta del vino, dell’ordine delle libagioni e dell’animazione delle conversazioni. Inoltre, poteva influenzare il tono e l’argomento delle discussioni, dando il via a dibattiti filosofici, recitazioni poetiche o esibizioni musicali.
Mario Iozzo, “Ebbrezza. Dioniso, il vino e l’edera”
- Sniafiocco
Sofia Gnoli, “Tra incanti e strategie. Riflessioni sulla moda in Italia tra le due guerre”
- Soppressioni leopoldine
Luca Mattedi, “La fortuna dei primitivi a Firenze e in Toscana fra Sette e Ottocento”
- Spartaco
Carlo Sisi, “Umbertini in toga. Roma e Pompei nell’immaginario di fine ottocento”
- Sphyrelaton
Mario Iozzo, “Monumentale”
- Stelle medicee
Filippo Camerota, “Da Vespucci a Galileo: mecenatismo e collezionismo scientifico alla corte dei medici”
- Stile Bardini
Uno stile che conquistò anche lo storico dell’arte Wilhelm von Bode (1845-1929) con cui Bardini ebbe molti rapporti commerciali. Bode, incaricato dal Kaiser della nomina di curatore del Kaiser Friedrich Museum a Berlino, mise in opera nel museo molte delle strategie che Bardini aveva carpito dai musei contemporanei e che aveva lui stesso pensato.
Antonella Nesi, “Memorie in vendita: il mercato antiquario e la cultura del gusto tra XIX e XX secolo”
- Strigilatura
Anna Anguissola, “I mangiacarne”
- Superstudio
Il punto più alto del successo di Superstudio si verificò nel 1972, quando parteciparono alla mostra "Italy: The New Domestic Landscape” al Museum of Modern Art (MOMA) di New York. Inoltre, insieme agli Archizoom Associati, Ettore Sottsass, il Gruppo 9999 e altri, fondarono i laboratori didattici noti come “Global Tools”, con l’intento di diffondere le idee promosse dal movimento dell’architettura radicale. Purtroppo, i seminari dei Global Tools non ottennero molto successo e portarono alla separazione dei gruppi e alla fine delle ricerche progettuali di Superstudio nel 1973.
Enrico Morteo, “Umanissimo Infinito”
- Synthesis 1973
Il progetto Olivetti Synthesis 1973 è stato un importante progetto di design guidato dall’ architetto e designer Ettore Sottsass. Questo progetto aveva l'obiettivo di creare un sistema d’ufficio completo e innovativo per Olivetti. La serie Synthesis includeva scrivanie, sedie, armadi e altri arredi per ufficio, tutti progettati con un’estetica coesa e moderna e caratterizzati dall’uso di colori audaci e forme non convenzionali come il rosso acceso, il giallo e il blu brillante.
Enrico Morteo, “La forma della tecnica”
T:
- Taroli
I taroli sono dei fori dal diametro di piccoli millimetri che si formano naturalmente in alcuni marmi costellandone la superficie. Il loro nome deriva probabilmente dall’aspetto che prende il marmo come se fosse danneggiato dall’opera dei tarli. Queste imperfezioni naturali sono presenti nel “David” di Michelangelo dimostrando la scarsa qualità del blocco di marmo apuano utilizzato, già rilevata da Agostino di Duccio e da Bernardo Rossellino che prima del “divino artista” avevano provato a lavorarlo.
Cristina Acidini, “Il David di Michelangelo”
- Tassonomia biologica
La tassonomia biologica è la disciplina che si occupa della classificazione gerarchica degli organismi viventi, studiando le relazioni di parentela fra gli organismi e la loro storia evolutiva. Lo scopo è classificare e attribuire un nome ad ogni organismo, per questo è una disciplina fondamentale per gli agrumi data la loro grande biodiversità e le tante ibridazioni.
Giuseppe Barbera, “Agrumi”
- Tavolacci dʼarme
I tavolacci d’arme, o tavole d’arme, erano scudi di grandi dimensioni, realizzati principalmente in legno e rivestiti su entrambi i lati con pellame. Le loro dimensioni potevano variare, mentre la forma, inizialmente per lo più rettangolare, si evolse nel tempo fino a presentare lati smussati e profili più tondeggianti. La superficie esterna era solitamente decorata con simboli araldici di appartenenza, rendendo questi scudi non solo strumenti difensivi, ma anche emblemi identificativi. Diffusi soprattutto tra l’XI e il XIII secolo, venivano impiegati sia in combattimento sia nei tornei e nelle giostre. La loro produzione era affidata all’Arte dei Corregiai, conosciuta anche come Arte dei Correggiai, Tavolacciai e Scudai, una corporazione attiva sin dalla sua fondazione, avvenuta intorno al 1305.
Patricia Lurati, “Animali ‘maravigliosi’: descrivere l’ignoto.”
- Terme Stabiane
Si tratta dell’edificio più antico di Pompei, sepolto insieme al resto della città nell’eruzione che la distrusse completamente nel 79 d.C. Costruite intorno al IV-III secolo a.C. furono riportate alla luce durante gli scavi iniziati nel 1748 per volere di Carlo di Borbone re di Napoli. Le terme posizionate lungo la Via Stabiana da cui prendono il nome, trovavano collocazione in una zona periferica dell’antica città romana.
Divise in spazi appositi per uomini e donne presentano alcuni degli ambienti tradizionali degli edifici termali romani: frigidarium, calidarium, tepidarium. Le terme conservano ancora parte della decorazione originaria, soprattutto nella zona dell’ingresso che presenta scene di Giove, Dedalo e Icaro.
Carlo Sisi, “Umbertini in toga. Roma e Pompei nell’immaginario di fine ottocento”
- Terremoto di Pompei
Il terremoto di Pompei del 62 d.C. è stato un avvenimento sismico di grande devastazione per l’epoca: la scossa era di magnitudo intorno al V-VI grado della scala Mercalli con epicentro nella città di Stabia. I danni maggiori si riscontrarono nelle città più vicine all’epicentro ovvero Pompei ed Ercolano. Inoltre si ipotizza che questo terremoto fu la causa dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., anch’esso situato nei pressi dell’epicentro. La maggior parte degli edifici di Pompei distrutti dal terremoto non erano ancora stati ricostruiti del tutto all’epoca dell’eruzione. Questo evento, come la seguente eruzione vulcanica, segnarono particolarmente la vita dei pompeiani dell’epoca tanto che, a livello di narrazione, sono spesso considerati degli “spartiacque”.
Anna Anguissola, “La natura in una stanza. Pitture di giardino, grotte artificiali e paesaggi esotici nelle case di Pompei”
- Thesauros
Nel linguaggio archeologico, il termine indica un piccolo edificio nei santuari panellenici, eretto dalle più importanti Città-Stato greche per contenere non solo gli arredi necessari alle cerimonie di culto e alle processioni, ma anche tutta una serie di oggetti votivi dedicati alla divinità. Generalmente in forma di tempio in antis, il thesauros raccoglieva preziose offerte che lo rendevano il simbolo del potere e insieme oggetto di rivalità tra le polis. Un esempio di thesauros è quello di Maratona, costruito dagli Ateniesi con una parte del bottino prelevato ai soldati persiani e situato a Delfi, nella via sacra che dal santuario conduce al tempio di Apollo.
Mario Iozzo, “I Barbari”
- The Trick Brain
The Trick Brain è un’opera video realizzata nel 2012 dall’artista contemporaneo inglese Ed Atkins, esposta alla Biennale di Venezia nel 2013. Il video è composto da filmati girati da Fabrice Maze nell’appartamento parigino di André Breton, fondatore del Surrealismo, e nuove scene accompagnate dalla voce dello stesso Atkins.
Breton aveva vissuto in questo appartamento dal 1922 fino alla sua morte nel 1966, ammassando una straordinaria collezione di manoscritti, opere d’arte e oggetti collegati al movimento surrealista. Per ragioni economiche, nel 2002 gli eredi di Breton furono costretti a vendere la proprietà e mettere all’asta la collezione suscitando lo sdegno dell’opinione pubblica. The Trick Brain riflette proprio sugli effetti della dispersione e della perdita di un archivio storico di tale importanza.
Laura Lombardi, “La collezione come forma d'arte”
- The Voyage of Italy
Con questo titolo si fa riferimento alla prima guida di viaggio in cui compare un accenno al concetto di Grand Tour, originariamente riferito alla Francia. Durante la seconda metà del Seicento, i viaggi culturali in Europa divennero sempre più frequenti, soprattutto tra i giovani aristocratici britannici. In questo contesto iniziarono a essere pubblicate anche guide di viaggio in lingua inglese. Tra queste, una delle più significative è la guida di Richard Lassels, pubblicata nel 1670, considerata la prima in cui compare esplicitamente il termine Grand Tour.
Nel testo di Lassels, il Grand Tour si riferisce inizialmente alla Francia, ma viene esteso anche all’Italia, dove assume la denominazione di Giro d’Italia. Secondo la visione espressa dall’autore e diffusa in quell’epoca, chi non aveva compiuto questi due viaggi fondamentali – in Francia e in Italia – non poteva comprendere pienamente la storia classica né sviluppare una vera educazione umanistica.
Adriano Aymonino, “La Gran Bretagna e lo sviluppo del Grand Tour nel primo Settecento”
- Topografia
La topografia è la disciplina che ha come scopo quello di misurare e rappresentare la superficie terrestre. La topografia di un territorio ci indica nel dettaglio dati significativi come la forma del terreno, la pendenza, la profondità, la vegetazione, le strutture artificiali, le strade, i fiumi, i laghi; informazioni che vengono utilizzate fra l’altro per creare mappe dettagliate.
Conoscere la topografia di un determinato luogo è fondamentale per svariati settori quali l'ingegneria civile, l'architettura, l'urbanistica, la geologia, la cartografia e per tutte le attività che ne derivano.
Anna Lambertini, “Coltivare suoli urbani. Sul progetto contemporaneo di giardini, paesaggi, spazi aperti”
- Trianon di porcellana
Il Castello del Trianon appartiene alla schiera dei palazzi fatti realizzare dal re di Francia Luigi XIV intorno a Versailles. Il nome deriva dall’omonimo villaggio acquistato dal sovrano intorno al 1668, nel quale i progetti per le nuove costruzioni furono affidati allo stesso architetto della Reggia, il francese Louis Le Vau (1612-1670). Dono del sovrano alla sua favorita, la Marchesa di Montespan, fu costruito come rifugio dalla vita di corte. Il palazzo, in stile orientale e ricoperto di maioliche bianche e blu, si inserisce nella tradizione delle cineserie che, a partire dalla celebre Torre di Porcellana, pagoda cinese eretta nella città di Nanchino, si diffonde anche nell’architettura europea. Proprio la fama di quella struttura la rese il prototipo di numerosi padiglioni del genere, dal Trianon di Porcellana alla Casa del Tè di Federico di Prussia.
Enrico Colle, “Esotici splendori. Influenze orientali sulle decorazioni in Europa dal Seicento allʼOttocento”
- Tristão da Cunha
Tristao da Cunha fu un navigatore portoghese (1460-1540 circa) tra i principali collaboratori di Afonso di Albuquerque. La sua attività di esploratore ‒ che lo spinse fino alle coste del Madagascar, alla Somalia e all’Isola di Socotra nell’Oceano Indiano ‒ culminò con la scoperta di un arcipelago nell’Atlantico meridionale che ancora oggi porta il suo nome. Nel 1514 fu ambasciatore del re Manuel I del Portogallo presso Leone X a Roma. Proprio a Tristao da Cunha si deve l’arrivo presso la corte papalina del celebre elefante Annone, che venne donato al Papa dal re del Portogallo allo scopo di rafforzare i contatti politico-culturali fra il regno lusitano e il Vaticano. La sua ambasciata giunse a Roma il 12 marzo 1514 con un’accoglienza trionfale.
Marco Masseti, “Collezionare il vivente: i serragli faunistici di Lorenzo il Magnifico e Leone X”
U:
- Umami
L’umami è considerato il quinto gusto fondamentale insieme a dolce, salato, amaro e acido. Deriva dal giapponese e significa “saporito” o “gustoso”. È il gusto che percepiamo quando assaporiamo alimenti ricchi di glutammato e altri composti che esaltano il sapore, come il parmigiano, il pomodoro maturo, i funghi, la salsa di soia e il brodo. L’umami dona una sensazione di pienezza e profondità al cibo, rendendolo più soddisfacente e armonioso.
Fabrizia Lanza,“Conzummè. Trasfornazioni gastronomiche in Siciali nei primi decenni dell’Ottocento”
V:
- Verme gusano
Il “gusano” è una larva di farfalla che vive dentro la pianta di Agave e si può trovare frequentemente all’interno della bottiglia di Mezcal, un liquore che, come la Tequila, si ottiene dalla stessa pianta. I vermi dell’agave possono essere di due tipi: quelli rossi che vivono nelle radici e quelli bianchi che vivono nelle foglie. L’antica leggenda vuole che questo bruco sia un potente afrodisiaco e, per questo motivo, in Messico è un grande onore poter bere l’ultimo bicchiere di Mezcal masticando al contempo il gusano che dovrebbe donare al fortunato vigoria sessuale. Questa credenza era nota anche nel ’600, quando il duca Vincenzo I Gonzaga nel 1609 finanziò una spedizione in Perù alla ricerca del gusano che, una volta polverizzato, avrebbe restituito al duca la perduta virilità.
Luca Scarlini, “Logica della fine: o della scomparsa delle collezioni”
- Versi fescennini
Si tratta di un antico carme italico da festa agreste, rozzo e salace. Nati probabilmente agli albori della civiltà romana, sono stati la produzione poetica anonima più duratura nella storia della romanità, rimanendo però per la maggior parte, una specie letteraria ed orale distinta della letteratura satirico-drammatica tradizionale.
Storicamente ne resero conto anche figure come Virgilio ed Orazio che raccontano come i contadini si dilettassero a mettere in scena questi versi. Durante le recite si indossavano maschere di corteccia e si intonavano canti festosi in onore di Bacco.
Lo sviluppo di questa usanza diede i natali a tipologie teatrali e al genere della poesia rustica arcaica.
Carlo Sisi, “Umbertini in toga. Roma e Pompei nell’immaginario di fine ottocento”
- (la) Vendetta di Procne
Secondo la versione tramandata da Ovidio nel VI libro delle Metamorfosi (vv. 571-674), il mito narra della vendetta di Procne, figlia del re di Atene Pandione, data in sposa al barbaro Tereo, re della Tracia, e dalla loro unione nacque il figlio Iti. Dopo cinque anni di matrimonio, Procne espresse il desiderio di rivedere sua sorella Filomela. Tereo si offrì di recarsi nella residenza di Pandione, che concesse il soggiorno in Tracia della giovane figlia. Quando Tereo vide la cognata s’infiammò “come quando si bruciano le foglie secche e le erbe dentro il fienile” e una volta che la nave attraccò sulle terre trace, l’uomo condusse Filomela in un capanno isolato tra i boschi e la stuprò. Per paura che la traumatizzata fanciulla potesse raccontare l’accaduto, Tereo decise di tagliarle la lingua e di richiuderla in questo ambiente rupestre, dove, insieme alle sue ancelle, poteva dedicarsi solamente alla tessitura e filatura. Un anno trascorse prima che Filomela escogitò il suo piano di fuga: ricamò la vicenda su una tela e la fece consegnare a Procne, alla quale Tereo aveva comunicato una falsa morte in mare della sorella durante il viaggio da Atene verso la Tracia. Ricamo dopo ricamo, Procne scoprì la verità e riuscì a trovare il nascondiglio della sorella. La vendetta si consumò per mezzo di Iti, che venne ucciso dalla madre e dalla zia e quindi servito come pasto al padre in una mensa solitaria. Svelatagli la provenienza della carne, Tereo si lanciò all’inseguimento delle sorelle quando subentra nel mito un escamotage tipico delle tragedie greche: la trasformazione degli esseri umani in uccelli. Procne, che lamentava l’uccisione del figlio, diventò l’usignolo, mentre Filomela la rondine, volatile contraddistinto dalla lingua corta; macchiate di sangue nelle ali, le sorelle vengono inseguite da Tereo trasformato nell’upupa, con la cresta a posto della corona e il becco allungato invece della spada. Sull’acropoli di Atene, l’allievo di Fidia Alkamenes realizzò, intorno al 430 a.C., un gruppo scultoreo che immortale Procne e Iti nell’istante prima del figlicidio, inserendo l’opera in una dimensione di propaganda antibarbarica, nella quale gravitava il contesto socio-politico greco in quegli anni.
Mario Iozzo, “I Barbari”
- "Vivere alla greca"
Tra il II e il I secolo a.C. Roma iniziò ad espandersi, facendo guerre e conquiste, verso la Grecia e l’Oriente, questo portò la società romana a relazionarsi con nuove culture e tradizioni, modificandone le consuetudini austere che si avvicinarono sempre di più al mito greco e, in particolare, all’attitudine di ostentare il lusso. Mostrare le proprie ricchezze diventò un modo di esprimere il proprio potere e la propria appartenenza alle classi sociali più alte. La casa, che era il simbolo della condizione sociale del proprietario, doveva dunque seguire questa tendenza; infatti, molti pittori, scultori e architetti greci arrivarono a Roma per soddisfare le richieste dei ricchi proprietari romani. Le dimore di Pompei (città che finì sotto il dominio di Roma nell’89 a.C.) ne sono un esempio.
Anna Anguissola, “La natura in una stanza. Pitture di giardino, grotte artificiali e paesaggi nascosti nelle case di Pompei”
W:
- Wokeism
Ad oggi, questo termine ha subito una polarizzazione, da una parte questo viene impiegato con un’accezione positiva, mentre in altri ambienti questo viene accostato negativamente al politically correct e alla cancel culture.
Simone Verde, “Collezionismo e potere”
- Wove & laid paper
La wove paper è realizzata a mano o a macchina, con pasta di legno versata su una piastra liscia, priva di rete metallica. Durante l’asciugatura, la fibra si distribuisce in modo uniforme, senza lasciare tracce evidenti di tessitura. Gli esemplari più pregiati presentano i quattro bordi sfrangiati (deckled edges), rari da trovare tutti e quattro. La carta wove è più densa, pesante e porosa, con una presenza materica marcata.
La laid paper, più raffinata e costosa, è prodotta facendo colare la pasta su una rete metallica composta da fili orizzontali (ficelle) e verticali (filoni), che imprimono una caratteristica tessitura a righe ortogonali visibile in trasparenza. Si riconosce per la sua superficie regolare e la presenza di filigrane.
Giovanna Bertazzoni, “Collezionare opere su carta: storia, passione, investimento”
X:
- XXVII Aprile a Firenze
Riccardo Spinelli, “Donne e governo”

Brevissime ETS
Via dei Renai, n°20r
50125 Firenze